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SPY FINANZA/ Banche, il dato che fa paura all'Italia

Pubblicazione:giovedì 30 luglio 2015

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In questi giorni di calura estiva, l'Italia sembra interessata solo a due argomenti: Roma e il suo valzer di poltrone e la Sicilia di Crocetta, dopo lo scandalo dell'intercettazione pubblicata da L'Espresso. Temi importanti, per carità, quasi come la partita a biliardino tra Matteo Renzi e Matteo Orfini alla Festa dell'Unità nella Capitale, peccato che qualcuno stia giocando con il fuoco. Se infatti ieri la prima notizia di tutte le pagine economiche era il passaggio di Italcementi ai tedeschi di Heidelberg Cement (sintomo che le aziende sane in Italia ci sono e fanno gola, peccato che la gran parte delle altre siano invece amministrate come Atac o strozzate da un sistema bancario che non eroga credito o da una Pubblica amministrazione che non paga i debiti), meno attenzione ha suscitato uno studio curato da R&S Mediobanca sulle principali banche internazionali. 

E cosa si scopre? Che il conto che l'Europa ha pagato per la crisi bancaria tra il 2009 e il 2014 è stato più salato di quello della crisi greca che ha riempito le prime pagine dei quotidiani per settimane, quasi si trattasse dell'atomica su Hiroshima. La crisi bancaria è infatti costata agli Stati europei, tra iniezioni di capitale pubblico e minori imposte incassate, qualcosa come 221 miliardi di euro, una cifra pari a 1,2 volte il Pil dell'intera Grecia (179,2 miliardi nel 2014) e superiore di circa 70 miliardi a quanto pagato dagli Usa (143 miliardi di dollari). Il dato, tra l'altro, fotografa solo le big del credito mondiale e non include le landesbank tedesche, le casse di risparmio spagnole e tutti gli istituti minori (per l'Italia, ad esempio, sono considerate solo Unicredit e Intesa San Paolo). 

Solo tra multe e svalutazioni, le banche europee hanno bruciato 178,5 miliardi di euro tra il 2011 e il 2014. Nel dettaglio, stando a quanto ha ricostruito R&S Mediobanca, gli Stati europei hanno visto calare negli anni della crisi le tasse incassate dalle maggiori banche di 87 miliardi di euro, complice la riduzione degli utili del settore e in più hanno iniettato nei grandi istituti in crisi quasi 180 miliardi attraverso aumenti di capitale di cui finora solo 46 miliardi restituiti. Invece, le banche americane hanno pagato circa 103 miliardi di tasse in meno tra il 2009 e il 201,4 ma hanno restituito oltre 157 miliardi dei 196 miliardi di euro ricevuti dallo Stato, riducendo così a oggi il saldo della crisi a 142,5 miliardi di euro. 

Al contempo, gli oneri straordinari che hanno appesantito i conti degli istituti di credito europei e americani tra il 2011 e il 2014 hanno sfiorato i 300 miliardi di euro. Nel Vecchio continente svalutazioni e avviamenti sono costati 116 miliardi, a cui si sommano poco meno di 62 miliardi per contenziosi e risarcimenti legati a frodi: meno pesanti, invece, le svalutazioni per i colossi Usa (11,7 miliardi) che hanno dovuto sborsare però 76,4 miliardi di euro per fare fronte alle vicende legali, ovvero a casi accertati di manipolazione vera e propria del mercato - vedi il futures aurei o il Libor - dai quali sono usciti con la fedina penale linda a suon di dollari (una cifra frazionale rispetto a quella guadagnata grazie a quelle violazioni). 


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