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TASSE E SANITÀ/ Arrigo: ecco le verità "nascoste" dal Governo

Pubblicazione:giovedì 30 luglio 2015

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“Con la riduzione del costo per le imprese dal combinato Ires e Irap, vogliamo portare il costo della tassazione sul profitto al 24%: l'obiettivo che ci poniamo è un punto sotto la Spagna”. Lo ha annunciato Matteo Renzi nel corso di una conferenza stampa al ministero degli Esteri. Il taglio fiscale in favore delle imprese sarà introdotto nel 2017 e articolato con un forte decremento della tassazione sul profitto, che punterà a essere il più basso in Europa. Oggi come oggi la pressione fiscale sulle società è pari al 27,5%, e sommata all’Irap regionale la cui aliquota base è del 3,9%, arriva al 31,4%. Ridurre l’imposizione al 24% ci porterebbe sotto Spagna, Francia e Germania dove è appunto del 25%. Anche se per Ugo Arrigo, professore di Finanza pubblica all’Università degli Studi di Milano-Bicocca, «le dichiarazioni di Renzi sono sempre abbastanza generiche, e quando uno scava poi scopre che la realtà è molto meno promettente».

 

Renzi con questo annuncio vuole sfatare l’immagine dell’Italia come il Paese delle tasse?

I veri problemi dell’Italia sono la burocrazia, gli ostacoli per chi vuole avviare le attività d’impresa e l’incertezza interpretativa delle norme, a partire da quelle fiscali. Un imprenditore di solito non sa mai se ha pagato tutte le tasse che doveva pagare, e a ciò si aggiunge la mancata tutela del contratto di fronte alla giustizia civile. Tutto ciò fa sì che le imprese straniere che non hanno particolari motivi per venire in Italia, non lo farebbero neanche se fossero del tutto esenti dalle tasse.

 

Quindi il problema numero uno non sono le tasse?

Le tasse sono alte, ma non rappresentano il problema principale. Anzi, un’impresa straniera sarebbe anche disponibile a pagare delle aliquote fiscali più alte. Purché ovviamente sapesse esattamente quali sono le regole del gioco, non ci fosse nessuna incertezza normativa, non ci fossero ostacoli burocratici e autorizzazioni discrezionali. Mentre aliquote fiscali più basse non consentirebbero l’eliminazione degli elementi che dicevo prima, e che sono invece assolutamente essenziali.

 

Nel frattempo i tagli alla sanità fanno sì che i cittadini debbano pagare di più per le prestazioni. È un gioco a somma zero?

I tagli alla sanità come al solito sono stati presentati in quanto riduzione di spesa, ma in realtà sono altro. Lo Stato dovrebbe cominciare a risparmiare dalla spesa che fa lui, e non a porre vincoli sulla spesa di altri soggetti come le Regioni. Tagliare la spesa sanitaria equivale inoltre o a ridurre le prestazioni o ad aumentare i ticket. Oltretutto questa è una delle voci rispetto a cui, pur con notevoli disparità regionali, l’Italia è abbondantemente al di sotto della media Ocse, sia come spesa in rapporto al Pil che come valore assoluto.

 

Su quali altri fronti bisognerebbe tagliare la spesa pubblica?


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COMMENTI
30/07/2015 - Ma non è che ci prendono in giro? (Carlo Cerofolini)

Riguardo all’annunciata revisione sulla spesa sanitaria (ancora altri tagli lineari?), vorrei evidenziare come che il costo della sanità pubblica pro capite annuo in Italia (cfr. Panorama 17/06/15 p. 82) sia di 1.800 €, costo che è inferiore di almeno 1.100 € rispetto a quello di Francia, Regno Unito e Germania. Tutto questo nonostante in campo sanitario le note in Italia ruberie, costi NON standard, falsi invalidi esenti, immigrati, nullafacenti senza reddito ufficiale e spesso pure dediti al malaffare, e via sprecando. Detto questo e considerato che inoltre i soliti noti e onesti cittadini spendono annualmente nella sanità privata, per carenze di quella pubblica, altri 10 miliardi annui, pari al 10% della spesa sanitaria totale, la domanda è: ma non è che chi ci (s)governa ci prenda, al solito, in giro?

 
30/07/2015 - Tasse bestiali. (claudia mazzola)

E' giusto dare a Cesare quel che è di Cesare, sbagliato quando gli si dà troppo. E pensare che Dio invece di chiedare dà! Grande!

 
30/07/2015 - commento (francesco taddei)

il vero problema dell'italia è che abbiamo la costituzione più bella del mondo e ogni riforma va condivisa. cioè il parlamento è un mercato.