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ALLARME SUD/ Dalla Grecia d’Italia una “bordata” per Renzi

Pubblicazione:venerdì 31 luglio 2015

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È politicamente scorretto e quindi coraggiosissimo il grido d’allarme lanciato dal rapporto Svimez: altro che Grecia, la cenerentola d’Europa è il Mezzogiorno d’Italia. Il rapporto Sole 24 Ore - Svimez 2015 inchioda la classe politica meridionale, ma ancor più quella oggi alla guida del Paese, a un’enorme responsabilità storica. Nel Sud Italia, il Pil è negativo per il settimo anno consecutivo, la crescita dal 2001 al 2013 è stata meno della metà di quella della Grecia. In termini di Pil pro-capite il divario col resto del Paese è al punto record del 53,7%. Investimenti in caduta libera. Industria al tracollo, valore aggiunto in picchiata del 38,7% dal 2008 al 2014. Disoccupazione alle stelle, nascite bloccate. Scrive testualmente il rapporto econometrico più serio che esista sul Sud: “Il depauperamento di risorse umane, imprenditoriali e finanziarie potrebbe impedire al Mezzogiorno di agganciare la possibile nuova crescita” e potrebbe così “trasformare la crisi ciclica in un sottosviluppo permanente”.

In dettaglio, il grido d’allarme sul lavoro impressiona: l’occupazione negli anni della crisi è caduta al Sud del 9%, oltre sei volte più che al Centro-Nord. Delle 811mila persone che hanno perso il lavoro tra il 2008 e il 2014, ben 576mila sono residenti al Sud. Che concentra il 26% appena degli occupati d’Italia, ma il 70% delle perdite determinate dalla recessione. Nel solo 2014 il Meridione ha perso 45mila posti, arrivando a 5,8 milioni di occupati, sotto la soglia psicologica dei 6 milioni e raggiungendo il livello più basso almeno dal 1977. Giocoforza, una persona su tre è a rischio povertà. Inutile dire che tutto ciò crea un terreno colturale perfetto per la malavita organizzata che non a caso - ma questo è un altro tema - è l’unica impresa che prospera…

L’analisi delle cause è fatalmente trita e ritrita. È la visione dei rimedi che manca. E latita totalmente da parte del governo Renzi, che a Sud è semplicemente privo di referenti, come le devastanti vicende piddine di Bari, Napoli, Reggio Calabria e Palermo attestano. In tutte le quattro grandi regioni governate dalla sinistra i vertici locali non hanno dialogo con il segretario-premier che inspiegabilmente non pone il Sud al primissimo posto dell’agenda di governo e nemmeno affronta i temi-chiave che potrebbero portare sollievo e rimettere lo Stato a centrocampo - dall’ordine pubblico ai servizi turistici. Dimostrando così di non aver capito che i problemi “statistici” del nostro Paese, risolvendo i quali si risolverebbe di default tutti gli altri, nascono qui: perché è qui che il Pil non cresce, tenendo basso il denominatore sul quale si misura il cappio del debito pubblico, è qui che non cresce il lavoro, è qui che non s’investe dall’estero (al Nord gli stranieri investono eccome).


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COMMENTI
31/07/2015 - Tutte menzogne. (claudia mazzola)

Ho parenti e amici del sud. Stanno molto meglio di noi al nord e se lo dicono loro!