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Economia e Finanza

GREXIT/ Da Alexis Carrel a Nietzsche per capire la crisi greca

Nella crisi della Grecia si tende forse a trascurare uno scenario che comprende anche la Russia e la sua opposizione al modello Usa-Ue. L'analisi di RAFFAELE IANNUZZI

Vladimir Putin (Infophoto)Vladimir Putin (Infophoto)

"Molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità; poca osservazione e molto ragionamento portano all'errore". Ogniqualvolta mi capiti di dover affrontare una questione paradossale, mi viene sempre in mente il geniale motto di Alexis Carrel. Gli errori, nella vita, sono sempre dovuti a carenza strutturale di osservazione. Il ragionamento, fin troppo benedetto nei secoli passati, di contro, apre la strada all'"over-thinking", a quel riflettere maniacale intorno alle vicende e ai nodi dell'esperienza che, alla fine, conduce all'errore.

La vicenda, ormai universalmente nota come "Grexit", appartiene alla categoria delle realtà da osservare, non da iper-pensare. Anzi, l'eccessiva esposizione del pensiero su questa corposa realtà sta dilatando la paranoia collettiva e, insieme, sta costruendo un bottino di alibi per chi, da vent'anni, sta conducendo l'Europa allo stato di totalitarismo procedurale o "molle", come direbbe Del Noce. Usciamo da queste dinamiche del tutto contrarie alla ragionevolezza e all'osservazione ben calibrata - siamo nel paradosso non produttivo - e prendiamo la strada della riflessione critica.

1) Che la Grecia sarebbe giunta fino al capolinea storico era cosa ben nota a tutti. Chi continua a tematizzare la vicenda come una specie di redde rationem o di modello teologico legato al das Schulde, al debito che, nel tedesco forgiato nell'universo luterano, diventa anche "colpa" (e quindi senso di colpa da parte di chi venga ritenuto colpevole), fa un'operazione ideologica votata alla mistificazione. Il punto è chiaro e le chiacchiere stanno a zero: tutti sapevano, Draghi incluso, fin dall'inizio, che la Grecia non avrebbe mai potuto reggere il carico di incombenze finanziarie e sistemico-strutturali assegnatele dalla Troika. Le chiamano "riforme", di fatto sono soluzioni che somigliano al post-crisi di Weimar, un massacro sociale, con esiti di involuzione del Paese probabilmente per decenni. La Germania gioca al massacro sapendo che la realtà non può reggere fino a tanto e conduce questa partita avendo davanti più scenari.

2) Vediamo quali: a) Usa e Germania, ovvero Obama e Merkel, insieme appassionatamente nell'accordo euro-atlantico già fallimentare, a fronte di una spirale deflazionistica negli Usa e di uno stallo sistemico interno all'area europea. Per afferrare meglio la questione, basta visitare ogni settimana il sito del grande economista americano Harry Dent, ce n'è per tutti. Con questo stallo, l'area europea si indebolisce e paradossalmente si regge soltanto sulla Germania che, da sola, sembra vincente, ma vanta e canta la vittoria di Pirro, in un deserto. A questo punto, il problema diventa l'egemonia e qui si fa avanti la questione Putin, legata a doppio filo alla Grecia; b) l'euro è finito, ha dato tutto quello che poteva dare. Durante l'epoca delle bolle speculative e immobiliari, fino al 2007, ha foraggiato gli speculatori e illuso circa la stabilità finanziaria, ora mostra quel che è, ossia uno strumento di cambio a uso e consumo del Forex, ma niente a che vedere con una moneta vera e propria.