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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ La "scommessa" dietro al ping-pong tra Grecia e Ue

Yanis Varoufakis (Infophoto)Yanis Varoufakis (Infophoto)

Proprio in risposta a quello che sembra un Quantitative easing senza fine e illimitato, gli investitori obbligazionari hanno infatti scommesso talmente sul prezzo dei bond da portarlo al punto in cui siamo oggi, ovvero a un investimento che incorpora una perdita certa fin dall'inizio. Il perché ce lo dice il grafico a fondo pagina, il quale ci mostra come il 16% dei bond governativi a livello globale abbia un rendimento negativo, un controvalore di 3,6 trilioni di dollari. Quindi, proprio come nella "Dollar Auction", gli investitori obbligazionari temono di essere il secondo offerente e dover pagare il prezzo intero e portano così il mercato a livello di isteria. 

Ora direte voi, cosa c'entra la Grecia? Non trovate delle similitudini nel gioco al rialzo su proposte e contro-proposte tra Commissione Ue e governo Tsipras? E chi ha portato l'asticella così in alto, finora? Il Fmi con il suo irrigidimento delle scorse settimane, il quale ora - casualmente - pare si sia sfilato dai giochi, lasciando il cerino in mano all'Europa e limitandosi a dire che valuterà la richiesta ellenica di posticipare ancora il pagamento mancato da 1,6 miliardi di dollari del 30 giugno. E quando diciamo Europa, non diciamo Juncker, bensì Germania e Bce. Non vi pare che l'indizione del referendum greco sia stata, di fatto, l'attraversamento del Rubicone di quota 1 dollaro da parte di uno dei due scommettitori rimasti? E il pronto rilancio di Juncker di martedì non è forse stata una scommessa a 1,02? E che dire della proposta notturna di Tsipras e del "no" arrivato mercoledì pomeriggio dall'Eurogruppo? 

Stiamo parlando di Alexis Tsipras, uno che in cinque mesi di governo e di impasse della trattative con Bruxelles non ha mai fatto una proposta probabilmente nemmeno alla moglie e che nell'arco di 36 ore ne avanza, formalmente, almeno due (lasciamo perdere i contenuti, visto che tra le misure c'era la liberalizzazione dei centri fitness e benessere, presa in giro contenuta anche nel memorandum presentato alla fine della presidenza greca dell'Ue nel 2014 e copiata di sana pianta)? E il durissimo discorso dello stesso premier ellenico alla nazione, nel quale non solo confermava il referendum ma invitava con forza a votare "no" non è stato forse il rilancio a 1,05? E lo stop ai contatti fino referendum avvenuto imposto dalla Merkel e imposto dallo stesso Juncker, nonostante Hollande chiedesse di chiudere un accordo prima, non è stato l'1,06? 

Unica differenza, ora sarà il popolo greco a decidere chi dovrà fare la prima mossa, ma la logica del rialzo potrebbe poi proseguire. Cosa farà Alexis Tsipras in caso dovesse vincere il "no" e si trovasse così mano libera nella sua personale "Dollar Auction" con l'Ue? E l'Ue, cosa farà? Rilancerà con un'altra proposta o accetterà di perdere la posta (il default greco e forse il Grexit) per non incorrere in una più grande tra qualche mese?