BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

POST-REFERENDUM/ Il no della Grecia porta l'Italia "fuori" dall'Europa

Alexis Tsipras (Infophoto)Alexis Tsipras (Infophoto)

Resta l'Italia e per Matteo Renzi si apre un sentiero pieno di spine. La brigata Kalimera ha un valore folkloristico, ma nasconde una corrente forte e trasversale, il partito del no è ampio anche in Italia, mette insieme destra e sinistra e, soprattutto, raccoglie un fronte ampio anti-Renzi. Il governo italiano è rimasto ai margini della partita e lo resta ancora, come dimostra il duetto Merkel-Hollande. Dopo aver mostrato comprensione per Tsipras, nel momento chiave ha scelto la Germania. Non poteva fare altrimenti, ma anche perché, nonostante le parole, non ha ricette diverse e l'Italia, checché se ne dica, resta un vaso di coccio, anzi il più grande e fragile vaso di coccio.

La situazione economica non è affatto rassicurante. I mercati metteranno alla prova la tenuta dei buoni del tesoro. Il debito continua a salire. La crescita resta ben sotto l'1%. Con un'inflazione anch'essa sotto il punto non si raggiunge nemmeno tecnicamente il livello che consente di ridurre il rapporto debito/Pil. Non solo. Se ricomincia il balletto dello spread, c'è un chiaro rischio che saltino le variabili chiave sulle quali è stato costruito il Def, il Documento di economia e finanza, che fissa le linee guida della politica economica.

E in Grecia? Comincia a questo punto una crisi bancaria che richiede ingenti iniezioni di moneta. E si apre uno scenario che ha all'orizzonte l'uscita dall'euro che molti danno per scontata tra le grandi banche d'affari e anche da parte della Russia, che a questo punto cavalca la situazione anche per vendicarsi delle sanzioni. 

Dal punto di vista formale non si sa come uscire dalla moneta unica. In realtà, basta far mancare i soldi per pagare le pensioni e i salari, ma sarebbe un calcio nel sedere che costringerebbe la banca centrale greca a stampare una moneta parallela anche senza il permesso del sistema delle banche centrali che regola l'euro. C'è l'idea di un doppio regime monetario, ma sarebbe la prova generale per la nuova dracma. Il modello Cipro, cioè un fallimento governato, richiede un accordo sulla politica fiscale, proprio quello al quale il referendum greco ha detto no.

Così, prende corpo la Grexit. In tal caso, l'unione monetaria non è più irreversibile al contrario di quel che ha proclamato lo stesso Draghi. E l'intera Ue cambia non solo forma, ma sostanza. Si era detto che fu un errore credere che l'unione monetaria sarebbe stata il primo passo verso l'unione politica. Vero. Il percorso logico (e storico) avrebbe dovuto essere quello contrario. Come negli Stati Uniti. Alla prova dei fatti, la fine dell'unione monetaria segnerà la fine di ogni sogno federale. L'Unione europea sarà un grande mercato, e forse un'area di sicurezza (l'Ucraina e l'ondata di rifugiati rimettono in discussione anche questo). Niente più.

A meno che non prenda corpo la vecchia idea di un nocciolo duro franco-tedesco al quale vengano associati alcuni paesi che hanno già fatto i compiti a casa, pronti a compiere il salto verso una maggiore integrazione delle politiche economiche, anzi delle politiche nazionali tout court. Proprio come vorrebbe Schäuble. Un'unione ristretta che nasce dalla crisi. Se è un'altra illusione lo capiremo nei prossimi giorni. Quel che sembra chiaro è che l'Italia, oggi come oggi, non ha i titoli per farne parte.

© Riproduzione Riservata.