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Economia e Finanza

POST-REFERENDUM/ Il no della Grecia porta l'Italia "fuori" dall'Europa

La crisi dell'eurozona dopo il no greco è politica e politica dovrà essere la sua soluzione, se si riesce a trovarla. STEFANO CINGOLANI ci aiuta a capire le conseguenze del voto di Atene

Alexis Tsipras (Infophoto)Alexis Tsipras (Infophoto)

La politica al primo posto. La crisi dell'eurozona dopo il no greco è politica e politica dovrà essere la sua soluzione, se si riesce a trovarla. Si è detto e ridetto che la moneta unica non doveva essere lasciata nelle mani dei tecnici e degli eurocrati, ebbene è arrivato il momento di trarne le conseguenze. Si è espresso il popolo greco e il risultato non lascia dubbi, anche se va ben interpretato e bisogna valutarne le conseguenze. Per il valore che ha assunto e per il suo impatto anche emotivo, sembra proprio un rifiuto non solo alle singole proposte della trojka, ma all'architrave stesso sul quale si regge la moneta unica.

Tsipras ha detto che il mandato ricevuto dal voto popolare non è per una rottura, ma per un accordo più giusto che comprenda anche una ristrutturazione, cioè un taglio, del debito. Dunque, in realtà, ha rilanciato. Non sarà facile riprendere il negoziato. Da Bruxelles si parla addirittura di aiuti umanitari, il che vuol dire non è una faccenda che si risolva in 48 ore come s'illude il governo greco. Le dimissioni di Varoufakis, pronto a incassare i vantaggi del proprio successo mediatico e politico, non basteranno.

A questo punto, dunque, il futuro dell'euro e della stessa Ue è nelle mani dei leader politici europei e dei loro elettori. Vedremo che cosa diranno questa sera Angela Merkel e François Hollande. E vedremo quali carte daranno al vertice straordinario convocato per domani. Ma la scelta dei greci è destinata ad avere ripercussioni politiche nei diversi paesi, Italia compresa.

In Germania la tentazione è di far pagare alla Merkel quella che è una sua chiara sconfitta. Sigmar Gabriel, vice cancelliere e capo della Spd (il partito socialdemocratico umiliato dai successi della Cancelliera), ha detto che i greci hanno bruciato gli ultimi ponti, tagliando così la via di un'altra trattativa. La Bundesbank farà sentire ancor più alta la sua voce e già va dicendo che si può aprire un buco nel bilancio che ricadrà sulle tasche dei contribuenti tedeschi. Ma quel che più conta è la posizione di Schäuble convinto che questa sia l'occasione per costruire una moneta più solida e coesa con chi ci sta, cioè con chi ne accetta le regole, tra le quali quella riduzione della sovranità fiscale della quale la trattativa greca è stata una sorta di antipasto.

In Francia, Marine Le Pen cavalca anche i marxisti greci pur di portare il suo affondo neo-nazionalista e anti-europeo. Hollande, dopo aver parlato di una Europa della crescita e non dell'austerità si è accodato alla Germania. È arrivato il momento di dimostrare di che pasta è fatto, se è un bignè, come finora si è mostrato, o un tiramisù.

Gli intransigenti a oltranza, dagli olandesi ai finlandesi, fanno i gradassi per conto dei tedeschi e non hanno nessuna vera autonomia. Ossi duri sono i paesi dell'est, anch'essi sotto influenza tedesca (il Lebensraum esiste sul piano economico). Quanto alla Spagna, storicamente è sempre stata al fianco della Germania, fin dalla Prima guerra mondiale. Lo stesso vale per l'Irlanda, spesso in funzione anti-britannica.