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GRECIA vs EUROPA/ Deliolanes: ecco i 3 nodi da sciogliere per il nuovo accordo

Pubblicazione:martedì 7 luglio 2015

Greci in festa Greci in festa

Il messaggio di Varoufakis è che se la sua presenza all’interno del governo è di ostacolo al raggiungimento di una soluzione, lui preferisce mettersi da parte anche perché non è un politico di professione. La ritengo un’ottima maniera per superare l’uso strumentale di Varoufakis come possibile ostacolo alla ricerca di un accordo.

 

Varoufakis si è dimesso anche perché il lavoro più difficile inizia da domani?

Lei si è fatta l’idea del ministro come di uno che di fronte al lavoro difficile si tira indietro?

 

Non è un dato di fatto che il gioco duro deve ancora incominciare, perché dai “no” bisogna passare alle proposte concrete?

Non credo che sia questo il problema, e non credo che Varoufakis finora nei negoziati abbia avuto un atteggiamento soltanto negativo. Si tratta di una caricatura un po’ mediatica del modo un cui è stata condotta finora la trattativa. Questa inoltre è la parte difficile, ma anche prima non era stato uno scherzo. Finora c’è stato un duro negoziato, che continuerà a essere ancora più duro.

 

Al di là della trattativa europea, la situazione andrà gestita anche sul fronte interno…

Il problema numero uno è la mancanza di liquidità nelle banche. Va affrontato immediatamente, perché a quanto pare la liquidità è agli sgoccioli. E soprattutto occorre farlo in termini europei.

 

In che modo?

Il governo greco ha già presentato alla Bce la richiesta di estendere i prestiti alle banche attraverso i cosiddetti “Ela” (la liquidità di emergenza, Ndr). Adesso vedremo che cosa deciderà Francoforte. Atene chiederà inoltre all’Europa di non strangolare le banche greche. Se Bruxelles non ascolterà questa richiesta, è evidente che ci troveremo di fronte a una situazione del tutto inedita. Avremmo un impero che punisce la provincia ribelle, anziché un’autentica “unione europea”.

 

A quel punto Tsipras che cosa farebbe?

Non so che cosa farebbe, ma so che cosa sta facendo adesso. Sta dicendo agli europei: “Guardate che non parlo più a nome di Alexis Tsipras né del 61% che ha votato no al referendum, bensì a nome della Grecia e di tutte le forze politiche greche”. Mi sembra difficile ignorarlo.

 

(Pietro Vernizzi)



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
07/07/2015 - Tsipras prigioniero della sua ideologia (Moeller Martin)

La teoria della sinistra filo-comunista è che da un referendum nasca un obbligo per tutti gli altri paesi. Niente di più falso. Tramite referendum hanno chiesto ai Greci: 'Volete continuare a vivere alle spalle degli altri?'. Non contenti, Tsipras & Co. hanno mentito per l'ennesima volta ai propri elettori, prospettando la pronta riapertura delle banche e che con il supporto del referendum avrebbe potuto imporre ai partner qualsiasi condizione. Mentiva sapendo di mentire, perchè non aveva ne i soldi per riaprire le banche ne un accordo con i partner. Ebbene, dato che non solo i Greci hanno diritto a scelte democratiche il resto dell'Europa alla domanda 'Siete disposti con il vostro lavoro a mantenere I Greci' confermano la loro risposta 'NON CI PENSIAMO NEANCHE'. Le bugie hanne le gambe corte, anche quelle di Tsipras. Cosi in meno di 48 ore gli hanno risposto picche per la ristrutturazione del debito, del prestito ponte e per 'trattative' su basi ideologiche. E come sempre, Tsipras pur promettendo un proprio piano per l'Eurogruppo odierno si si è presntato senza, chiedendo però ugualmente soldi all'Europa.