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SPY FINANZA/ Il "botto" della Cina fa più paura della Grecia

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Quindi, al netto della retorica, a cosa è servito "contrattualmente" il referendum di domenica a Tsipras, se comunque ha dovuto lo stesso sacrificare Varoufakis nella speranza di riavviare le trattative? Pensate che uno come Schaeuble si faccia impressionare da teatrini di questo genere e consenta la cancellazione di parte del debito, senza colpo ferire? Pensate che la Bce potrà andare avanti senza limiti a fornire soldi alle banche greche tramite l'Ela, fondi senza i quali quegli istituti fallirebbero entro la giornata essendo totalmente insolventi (anche questo colpa della Merkel, forse?)? Qualcuno vede nell'apertura fatta ieri dal capo del Fmi, Christine Lagarde, una diretta conseguenza del referendum greco, ma alla fine cosa ha detto? Nulla, che il Fmi è pronto ad aiutare Atene se lo chiederà, ma non ha certo detto senza chiedere niente in cambio: al netto degli irrigidimenti, resta la solita posizione. Ovvero, vi aiutiamo, ma voi alzate l'Iva e riformate il sistema pensionistico, quel mostro mitologico che vede la fiscalità generale farsi carico del 43% delle spese, di fatto rendendo strutturalmente insostenibile l'intera struttura. 

Inoltre, il capo economista del Fmi, Olivier Blanchard, non aveva chiesto la luna ad Atene, semplicemente che i trasferimenti statali al sistema pensionistico scendessero dell'1% rispetto al Pil, ovvero passassero da essere il 16% del totale al 15%. Ma Varoufakis ha sempre detto no ed ecco che siamo arrivati al muro contro muro. Il nuovo ministro delle Finanze, già capo proprio della delegazione ellenica alla Commissione Ue, sarà più ragionevole? Bene, ma comunque sia Tsipras avrà perso se alzerà l'Iva e riformerà le pensioni, questo nonostante il suo 61% di "no" al referendum che ha bocciato proprio queste stesse misure. È una pantomima, tragica e ridicola insieme. 

È altro a preoccuparmi, cari lettori, non un Paese di 10 milioni di abitanti che gioca a Davide e Golia per non onorare i debiti che ha contratto: è la Cina e il suo mercato azionario in correzione del 30% dai massimi dello scorso 12 giugno, come vi dicevo in tempi non sospetti e mentre la grande stampa glorificava il rally del Dragone (mentre io vi dicevo di starne alla larga). Mentre gli occhi del mondo erano fissi sull'esito del referendum in Grecia, infatti, in Cina i vertici del sistema hanno deciso di effettuare un programma di sostegno alla liquidità senza precedenti. 

Per la prima volta nella storia del Paese, la Pboc (la Banca centrale) ha stabilito che presterà denaro non alle banche, ma alla China Securities Finance Corp., che fa capo alla società di controllo della Borsa. Quest'ultima potrà prestare a sua volta denaro ai broker, che a loro volta lo presteranno agli investitori finali per acquistare azioni. Un meccanismo che gli americani chiamano "margin-financing", già noto in Cina perché ha causato il picco di acquisti nella prima metà dell'anno e considerato dal mondo finanziario molto pericoloso. Avete capito, la Banca centrale ora è di fatto sottoscrittore di tutto il trading sul margine del mercato cinese, una bolla da 8,1 triliardi di capitalizzazione che però ne ha già bruciati 3 in tre settimane e non fatevi ingannare dal +2,4% dello Shanghai Composite di lunedì, è una sconfitta a fronte di una mossa simile del governo e soprattutto era partito nella notte a +8%, salvo pareggiare tutti i guadagni in poche ore e finendo anche in negativo. 


COMMENTI
07/07/2015 - Pensiero unico? (Renato Mazzieri)

Quindi, l'economia reale, il modo di produzione, la politica e tutto il resto della società umana devono restare strumentali alla finanza? Non bastano gli effetti di questa scelta sulla concentrazione della ricchezza?