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SPY FINANZA/ Italia, l'arrivo della speculazione che "aiuta" Renzi

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Pensateci. E poi, santo cielo, un po' di prospettiva. Cos'ha innescato tutta questa escalation? Il mancato pagamento da parte di Atene lo scorso 30 novembre di 1,73 miliardi di dollari dovuti al Fmi. Bene, non so se amate il basket, io sì. In questo periodo negli Stati Uniti si sta tenendo la cosiddetta pre-season in vista del nuovo campionato ed è il momento dei free-agents, ovvero giocatori senza contratto o in scadenza che cercano di trovare una franchigia per giocare. Sapete quale controvalore hanno raggiunto i contratti stipulati tra cestisti e squadre solo tra lunedì e giovedì della settimana scorsa? Oltre 1,5 miliardi di dollari, saliti a 2,1 miliardi sabato. Insomma, l'estensione di Anthony Davis con New Orleans o i nuovi contratti di Kevin Love, Damian Lillard e Khris Middleton valgono più di quanto dovuto dalla Grecia al Fmi e voi credete che non sia possibile trovare un accordo, dopo che si sono tenuti circa 7347 Eurogruppi e 2188 conference call? Diciamo che non si vuole trovare un accordo, forse è più credibile. Speriamo che l'addio di Yanis Varoufakis serva a qualcosa e si arrivi a una quadra, magari già entro oggi. 

C'è dell'altro però, come vi dicevo, ovvero il fatto che la narrativa ellenica ma anche italiana vede le banche francesi e tedesche come principali beneficiarie delle sciagure greche, avendo avuto il tempo di scaricare le proprie detenzioni di bond. I grafici a fondo pagina ci dicono altro, ovvero che i veri furbetti sono stati i francesi, i quali hanno usato i prestiti Ue alla Grecia per garantirsi un finanziamento backdoor da parte della banche italiane e spagnole ed essere ora belli puliti come l'olandesina in caso di default greco. 

Nel marzo del 2010, due mesi prima dell'annuncio del primo salvataggio greco, le banche europee erano esposte verso Atene per 134 miliardi di euro e, come vedete nella figura più piccola a destra del primo grafico, gli istituti francesi avevano l'esposizione maggiore con 52 miliardi, 1,6 volte quella delle banche tedesche, 11 volte quella delle banche italiane e 62 volte quella delle banche spagnole. I 110 miliardi di prestiti girati alla Grecia da eurozona e Fmi nel maggio 2010 resero possibile evitare il default del Paese sulle sue obbligazioni e, di fatto, salvarono il sistema bancario francese prima di tutto, il quale altrimenti avrebbe dovuto essere salvato da governo e Ue, innescando sì un effetto sistemico. Invece, le banche francesi sono state virtualmente in grado di eliminare la loro esposizione vendendo i bond, permettendo ai bond di andare a maturazione e dando vita a una parziale write-off nel 2012 con la ristrutturazione con il settore privato. Di fatto, quel salvataggio mutualizzò molte delle loro esposizioni all'interno dell'eurozona. 

L'impatto di quella dinamica, però, si fa sentire adesso che la Grecia è un'altra volta sull'orlo del precipizio. Se nel 2010 circa il 40% dei prestiti totali europei verso Atene era attraverso banche francesi, ora è solo lo 0,6%: i governi hanno riempito la frattura, ma non in proporzione delle esposizioni bancarie originali del 2010, bensì in proporzione del capitale quota parte che pagano alla Bce, che nel caso della Francia è solo il 20%. Di fatto, Parigi è riuscita a ridurre la sua esposizione totale alla Grecia - bancaria e sovrana - di 8 miliardi, mentre l'Italia - che aveva esposizione virtualmente zero nel 2010 -, ora si ritrova con 39 miliardi di esposizione, la Germania qualcosa di più e la Spagna che era praticamente anch'essa a zero, oggi ha 25 miliardi sul groppone.

 


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COMMENTI
08/07/2015 - Bell'analisi (cardarelli mario)

Complimenti ! Bell'analisi, pienemante condivisa nella prima parte ed utile per l'arricchimento nella seconda... alla francese "cherchez la femme ou l'argent"