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SPY FINANZA/ Il "buco" cinese che può mandarci in recessione

Pubblicazione:giovedì 9 luglio 2015

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E il governo cosa fa? Dopo aver iniettato liquidità senza che questa mossa servisse assolutamente a nulla tenta la carta suicida di invogliare la gente a investire in un mercato che crolla semplificando le regole per investire nelle blue chips per le società assicuratrici e impone, attraverso la China Securities Regulatory Commission, un bando di sei mesi alle vendite di titoli per detentori di pacchetti azionari che superino il 5%. Funzionerà? Ne dubito. E ancora, essendo in vigore contemporaneamente il bando di vendita per i fondi pensioni e sospensioni a raffica che inibiscono le sell-off, cosa può fare un investitore che non vuole arrivare alla porta d'uscita per ultimo? Coprirsi. Ed ecco che i prezzi sul downside sono letteralmente esplosi, con il costo delle opzioni per proteggersi contro un calo del 10% negli Etf era 11,5 punti in più delle calls che scommettono su un aumento del 10% dei corsi lunedì, stando a dati a 3 mesi preparati da Bloomberg, come ci mostra il grafico a fondo pagina. 

Insomma, lo skew è salito a 11,8 punti la scorsa settimana, il massimo dal novembre 2013. E con il margin debt che continua a calare e le margin calls che portano forzatamente alla chiusura di posizioni, il rischio maggiore per i corsi è quello di un abbassamento dei volumi, ovvero fughe di massa. Ma non solo, perché la crisi azionaria ha già i suoi spillover in atto sull'economia reale visto che i materiali cosiddetti raw, dall'argento allo zucchero alle uova, sono crollati anch'essi fino ai limiti di trading ieri. Rame, nickel e argento sono in picchiata, mentre la gomma è entrata addirittura in territorio ribassista, "bear market". E per Liang Ruian, fund manager della Jianfeng Asset Management di Shanghai, «i prodotti agricoli sono danni collaterali del crollo azionario, visto che i maiali stanno continuando a mangiare, quindi cosa ha a che fare il calo equities con la soia?». 

C'è poi un'ultima cosa che voglio dirvi ed è quella che deve preoccuparvi di più: con oltre la metà del mercato in lock-up e che non sta tradando, la vera estensione dei cali e della sell-off non la conosceremo fino a quando quei titoli in continua sospensione non torneranno negoziabili. Ci vorrà un po', ma quando avverrà, a meno che il governo non decida l'opzione nucleare di un Qe in piena regola, potrebbe essere un nuovo catalizzatore di terrore collettivo e quindi la dinamo di una svendita in piena regola, con gente disperata pronta a scaricare a qualsiasi prezzo ma che non trova nessuno disposto a comprare. A meno che qualcuno, a un certo punto, decida di seguire la regola aurea di comprare sui minimi aziende formalmente profittevoli: dubito siano stranieri in cerca di operazioni da raiders, viste le stringenti regole cinesi sul trading verso soggetti esteri. Chi comprerà, parrucchiere e muratori che già oggi hanno visto bruciato metà e oltre del loro capitale investito? 

Una cosa è certa, la bolla è in parte scoppiata, ma come nei copertoni delle biciclette, il mercato globale sta ancora immergendo la camera d'aria nell'acqua per capire dove sia davvero il buco. Attenti a non attendere troppo e scoprire che il buco, in realtà, è uno squarcio non riparabile. Perché cambiare la gomma cinese, costerebbe troppo, significherebbe perdere del tutto l'unico minimo driver di crescita e di commercio al mondo. Significherebbe un altro, lunghissimo ciclo di recessione globale. 

E attenzione, perché a giorni proprio sulla costa nell'area di Shanghai è atteso l'arrivo del tifone Chan Hom, con venti oltre i 160 chilometri orari. Ci mancherebbe solo il combinato di crisi azionaria e disastro naturale (per i cittadini ma anche per l'attività economica reale). Se volete, però, continuate pure a preoccuparvi dei pensionati greci e di Alexis Tsipras.

 



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