BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ Il "piano B" che serve all'Italia

InfophotoInfophoto

Ciò apre un conflitto con l'Italia e con la stessa Francia: entrambi i paesi, infatti, hanno detto che non sono disponibili a cedere sovranità all'Eurogruppo o a un nuovo fantomatico ministro delle Finanze europeo, a meno che questo non sia un passaggio verso l'Europa politica. In altri termini, il superministro delle Finanze deve essere espressione di un governo legittimato democraticamente. Ciò è la conseguenza dello stato d'animo che si respira in Italia e in Francia, anche sotto la pressione dei movimenti euroscettici e populisti (5Stelle e Lega in Italia, Front National in Francia). Ma più in generale esprime un disagio di fondo e il rifiuto di accettare la svolta all'orizzonte, il passaggio da una Germania europea a un'Europa germanica.

Sia chiaro, nulla è scontato, siamo nel bel mezzo di uno scontro politico e di un dibattito su diverse impostazioni teoriche. Anche per questo sarebbe bene che il governo Renzi uscisse dal cespuglio e affrontasse apertamente la questione. C'è uno scontro con la Germania? La convergenza con la posizione francese è un passaggio tattico e momentaneo o si sta davvero costruendo una posizione comune? I francesi alla fine si tireranno indietro per vagheggiare ancora una volta l'asse con Berlino, pur sapendo che il cosiddetto "motore d'Europa" è diventato a un solo cilindro? 

Sarebbe importante coinvolgere il Paese, il parlamento, gli opinion maker, gli esperti. Non si tratta di una sorta di esperimento intellettuale, ma piuttosto di un vero dibattito sul futuro dell'Italia. Si tratta di rispondere all'antica questione su dove vogliamo andare e con chi, mai risolta una volta per tutte da un Paese che resta sempre aggrappato alle Alpi, ma a rischio di affondare nel Mediterraneo, come si diceva un tempo. Si tratta anche di cercare un nostro modo di modernizzarci e crescere secondo il modello italiano che non è né quello americano, né quello tedesco. Non c'è un solo modo di svilupparsi né un solo modo di essere europei. Lo dimostrano gli stessi paesi dell'est o la Gran Bretagna. Questo non vuol dire, sia chiaro, rifiutare la legge bronzea dello sviluppo: aumentare la produttività dei fattori per aumentare il benessere. 

È ingenuo, è utopico tutto questo? Allora continuiamo a discutere e accapigliarci sul Pil che sale dello zero virgola, sul deficit pubblico sotto il 3%, sui risicati margini di flessibilità ottenuti come concessioni dopo essersi prostrati ai piedi di Bruxelles. Oppure andiamo avanti inventandoci nuove promesse senza aver prima realizzato quelle precedenti, così da creare una cortina fumogena che dovrebbe confondere la vista e favorire il negoziato. Questa dimensione tatticistica e opportunistica non porta da nessuna parte. Meglio affrontare di petto le questioni di fondo.

© Riproduzione Riservata.