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SPY FINANZA/ La "guerra" all'oro che fa comodo agli Usa

Pubblicazione:sabato 1 agosto 2015

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Di più, ricordiamoci cos'è accaduto l'ultima volta che la grande stampa ha sfoderato l'artiglieria anti-oro, esattamente come ha fatto nell'edizione dello scorso weekend del Wall Street Journal, Jason Zweig, definendo il possesso di oro "un mero atto di fede". Anzi, ce lo ricorda il grafico a fondo pagina, un rally del 650% nei 12 anni successivi all'articolo di Floyd Norris sul New York Times nel quale si chiedeva ironicamente «chi ha bisogno d'oro quando abbiamo Greenspan?». E ancora, dalla scorsa settimana la London Metal Exchange, il più grande hub di trading sui metalli del mondo (l'anno scorso sono stati trattati metalli per un controvalore di 15 triliardi di dollari), ha annunciato che sta per accettare lo yuan come collaterale da parte di banche e brokers che operano sulla sua piattaforma. Quindi, la valuta cinese va a fare compagnia a dollaro, euro, sterlina e yen, già presenti nel trading della Lme. Il cui amministratore delegato, Trevor Spanner, ha così motivato la decisione: «Nell'area delle commodities, ha assolutamente senso cominciare a fornire servizi denominati in yuan, una moneta che sta per diventare una delle più utilizzate al mondo». 

Insomma, ciò che a voi può sembrare poca cosa, è invece una pietra miliare nella storia cinese moderna: tanto più che oggi lo yuan è la quinta moneta più usata al mondo per i pagamenti internazionali, quando solo l'anno scorso era al numero sette della classifica, stando a dati ufficiali della Worldwide Interbank Financial Telecommunication. Di più, la Bank of England ha certificato che il trading in yuan è aumentato del 25% a Londra nei primi sei mesi di quest'anno, mentre il volume medio nelle altre valute è calato dell'8% nello stesso periodo. Senza scordare, poi, che la sempre maggiore presenza cinese sul mercato aureo, potrebbe aiutare non poco lo yuan come valuta a livello globale e di scambio, addirittura promuovendo il trading sull'oro in valuta locale. Insomma, per molti un fixing del prezzo a Shanghai porterebbe a un mercato non distorto dalle banche e dal trading dei loro proprietari o dal sistema di distribuzione globale. 

Inoltre, l'oro non è solo una commodity, è denaro e quindi potrebbe giocare un ruolo accanto a dollaro, euro, franco svizzero e sterlina in un sistema globale multi-valutario. Ma, soprattutto, con il dollaro destinato a perdere il suo status di benchmark assoluto nel commercio mondiale, questa logica non riguarderebbe solo l'oro cinese ma un nuovo sistema monetario relativamente indipendente dal biglietto verde. 

Lascio alle parole di Paul Craig Roberts spiegarvi la logica che sottende quanto sta accadendo: «In diverse occasioni abbiamo spiegato come gli agenti della Federal Reserve, le bullion bank (principalmente JP Morgan-Chase, Hsbc e Scotia), vendano posizioni scoperte short ("naked short") sul mercato dei futures dell'oro (Comex) per ridurre gli aumenti nel prezzo spot. Scaricando così tanti contratti scoperti nel mercato dei futures, si crea un aumento artificiale "dell'oro di carta" e questo aumento dell'offerta spinge verso il basso il prezzo dell'oro. Questa manipolazione funziona perché gli hedge fund, i principali acquirenti di contratti short, non chiedono la consegna dell'oro alla base dei contratti, risolvendoli invece in contanti. Ciò significa che le banche che hanno venduto i contratti scoperti, non corrono mai il rischio di non riuscire a coprirli. La quantità dei contratti paper gold ("open interest") può superare in qualsiasi momento la quantità d'oro fisico disponibile per la consegna, una situazione che non si verifica in altri mercati a termine». 

 


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