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Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ Se il "BTPil" gioca d'anticipo nel rodeo dei bond europei

L'ipotesi di emettere BTp agganciati al Pil conferma la capacità innovativa della finanza pubblica italiana ma si deve misurare con l'interesse reale dell'investitore. LUCA PASSONI

Pier Carlo Padoan (Infophoto)Pier Carlo Padoan (Infophoto)

Perché un debitore come la Repubblica Italiana dovrebbe lanciare suoi buoni poliennali indicizzati al Pil? E chi e perché dovrebbe sottoscriverli? L'ipotesi-proposta avanzata pochi giorni fa da Il Sole 24 Ore riflette sicuramente la preoccupazione del Tesoro italiano di collocare quantitativi importanti di debito pubblico italiano in un mercato sempre più competitivo come quello dei titoli governativi dei Paesi dell'area-euro. La dimensione dei debiti nazionali è ormai rilevante per tutti gli emittenti (per la Grecia in virtuale default, per l'Italia ma anche per la virtuosa Germania). La capacità di essere innovativi e di giocare d'anticipo può quindi rivelarsi un notevole fattore concorrenziale: tanto più per venditori più o meno “forzati” di proprio debito, che tendono a essere strutturalmente svantaggiati su prezzi e condizioni strappati nel confronto con gli investitori. Il potere del Principe - ai tempi di Machiavelli come in quelli della finanza globale - si misura sempre con i limiti imposti nella gestione della sua moneta.

Lo Stato italiano ha mostrato apprezzabili capacità innovative anche in periodi più recenti rispetto a quelli nominati dal premio Nobel Shiller (che ricordava realtà di molto precedenti la formazione della nostra unità politica): basti ricordare la creazione del Mercato Telematico dei Titoli di Stato (Mts), piattaforma di nuova generazione che ha consentito all'Italia di superare la durissima crisi di inizio anni '90. Sul piano dell'offerta di strumenti, l'ideazione e il piazzamento di Certificati di Credito del Tesoro con Opzione (Cto) è servita ad allungare le scadenze del debito italiano, portandolo sul tasso fisso. Non è fuori luogo rammentare questi casi di successo, ma a patto di sottolineare che sono stati progettati guardando congiuntamente e in misura equilibrata agli interessi del debitore e a quelli degli investitori.

L'innovazione finanziaria, specie dopo lo scoppio della crisi globale, viene spesso associata a finalità poco virtuose. L'esito certamente peggiore è quello che non vede beneficiarne né il debitore, né il creditore (nel sistema di assi cartesiano proposto dallo storico dell'economia Carlo Maria Cipolla, la posizione di tale operazione starebbe senza dubbio nel quadrante individuato dalla capacità di produrre danno a entrambe le parti coinvolte, salvo considerare che può esistere un beneficio per il terzo che le presenta).

La formulazione del "BTPil" su Il Sole 24 Ore si concentra principalmente sui motivi per cui lo strumento è interessante per il debitore. In particolare: lo Stato italiano sta progressivamente aggiustando un sistema pensionistico in cui le pensioni future degli italiani saranno indicizzate in parte anche al tasso di sviluppo dell'economia del Paese. Restano tuttavia le incognite sulla rispota dei compratori: quelli privati (le famiglie risparmiatrici) e quelli istituzionali, che comunque difendono risparmi e capitali altrui. Entrambi gli operatori tendono a comporre i loro portafogli in modo coerente a obiettivi di rendimento spesso articolati. Come amava dire Alfonso Desiata, a lungo ai vertici delle Generali, qualsiasi offerta di titoli o prodotti finanziari si confronta sempre con un "risparmio finalizzato", caratterizato da esigenze complesse e stadi evolutivi.


COMMENTI
11/08/2015 - Efficenza e competitività (Moeller Martin)

Per crescere serve efficenza e competitività, di frottole così come di migranti ne possiamo traquillamente fare a meno. Il nostro problema è che il sistema paese Italia è talmente impantanato che per uscirne sarebbe necessario rivoltare il paese come un calzino. E questo non è possibile per mancanza di disponibilità dei cittadini stessi.