BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SPY FINANZA/ I guai dell'Ucraina "sparita" dai media

Infophoto Infophoto

Inoltre, il deprezzamento selvaggio della valuta locale ha portato il tasso di inflazione alle stelle, tanto che il Fmi ha stimato che raggiungerà il 46% entro la fine dell’anno, con i salari in totale caduta libera! Per ora il Fmi ha già approvato un prestito da 17,5 miliardi per il Paese, somma che a Washington vorrebbero parte di un piano internazionale da 40 miliardi di dollari, di cui 13,5 si vorrebbe in forma di ristrutturazione del debito, ma non tutti paiono d’accordo, visto che la vicenda greca non ancora risolta vede i falchi europei del Nord tutt’altro che ben disposti verso altri regali. Per il ministro delle Finanze ucraino, Natalie Jaresko (cittadina americana), gli investitori devono accettare una perdita del 40%, mentre un gruppo di creditori già riunitosi in consorzio è pronto a discutere, ma su una percentuale che non deve superare il 5%: insomma, già oggi è muro contro muro.

Questo gruppo chiamato “Ad-hoc Committee of Bondholders to the Ukraine” ritiene infatti che il debito di Kiev non sia così insostenibile e pensa che il problema sia solo di liquidità governativa nel breve termine: come dire, subito un’iniezione di capitali per pagarci quanto dovuto e vedrete che tutto si risolve. Sembra la pantomima dei fondi Ela per le banche greche. Nemmeno a dirlo, il gruppo rappresenta quattro creditori - fondi con base a Londra e New York - che detengono in tutto bond governativi e di aziende a controllo statale per un controvalore di 9 miliardi di dollari, poco più di un ottavo del totale e più della metà dello stock di debito contrattabile da Kiev: guidato dalla Frankyn Templeton, il comitato ritiene che la sua proposta di ristrutturazione del debito ucraino non solo accontenti tutti i criteri del Fmi, ma garantisca anche 16 miliardi di risparmio tra interessi e maturazioni, poco distante come risultato dal prestito da 17 miliardi messo in campo da Washington.

E la questione è dirimente non solo per le tasche di chi ha investito, ma per il futuro stesso del mercato ucraino, visto che un haircut troppo pesante potrebbe scoraggiare futuri investitori, i quali cercherebbero mete più sicure per il proprio business, il tutto con il rischio potenziale di chiudere fuori dal mercato di capitale sia il governo che il settore privato ucraino, rallentando la ripresa e, anzi, esacerbando il carico di debito per finanziarsi a condizioni sempre più svantaggiose, se non impossibili. E la situazione generale è anche qui da partita di giro, visto che il Fmi pensa che l’Ucraina sarà in grado di ottenere circa 7 miliardi da investitori privati entro il 2020, periodo nel quale dovrà però ripagare proprio al Fmi circa 8 miliardi di dollari!


COMMENTI
11/08/2015 - Povera Ucraina o ... poveri noi? (Giuseppe Crippa)

Siamo fortunati: l’Ucraina di Poroshenko non è (ancora) né nella NATO né nell’UE. Ma attenzione, basterebbero due firme di Renzi e…