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SPY FINANZA/ I guai dell'Ucraina "sparita" dai media

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Per Evghenia Sleptsova della Oxford Economics, «i negoziati sulla ristrutturazione quasi inevitabilmente porteranno a un inadeguatamente basso haircut, questo perché comunque andranno inglobati rischi negativi che sconta il Paese, come un’escalation del conflitto con Mosca, una ripresa più debole del previsto, una nuova ondata di perdite per il settore bancario o l’incapacità del governo di implementare le riforme economiche richieste dai creditori istituzionali». Sempre la Sleptsova fa notare che «i creditori potrebbero puntare a un default prima della ristrutturazione, visto che questo potrebbe portare a maggiori profitti futuri rispetto al valore dei bond che detengono». A oggi sembra che il Fmi proporrà una moderata riduzione sul capitale di quei bond, quindi un qualcosa che non va incontro alle necessità di breve-medio termine di Kiev, ma il tempo stringe, perché tutti vedono la deadline fissata per il 23 settembre, quando Kiev dovrà onorare una scadenza da 500 milioni di dollari. Visto però che servono 21 giorni a entrambe la parti per studiare i termini e accettarli, il punto finale dei negozi potrebbe essere già all’inizio della prossima settimana.

In compenso, però, Kiev ha già detto che il suo obiettivo è quello di completare i negoziati entro «la fine di settembre», facendo implicitamente capire che potrebbe non onorare la scadenza del 23, tanto che Christine Lagarde ha già detto che il Fmi resterà comunque al fianco dell’Ucraina e continuerà a prestarle soldi anche in caso di default. Per Vadim Khramov di Bank of America-Merrill Lynch, però, «l’uso dei media invece che il contatto diretto tra il ministro delle Finanze ucraino e i detentori di bond dimostra quale sia il livello di improduttività attuale della negoziazione. La minaccia di una moratoria e di un hard default sono di fatto sul tavolo».

E se “filantropi” come George Soros parlano di Piano Marshall per l’Ucraina, l’alternativa potrebbe essere quella di un default disordinato, ben peggiore dell’equivalente greco, visto che parliamo del rischio di miseria e tensioni sociali in un contesto già di fatto di guerra e con una popolazione che è quattro volte quella ellenica in termini numerici. Attenti a scordarvi l’Ucraina, potrebbe tornare a farsi ricordare in maniera molto brutale. 

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