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SPY FINANZA/ I guai dell'Ucraina "sparita" dai media

Di Ucraina su giornali e tg non si parla più. Eppure, spiega MAURO BOTTARELLI, la situazione economica e finanziaria di Kiev è decisamente grave e preoccupante

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Ma l’Ucraina è sparita? Per settimane ogni singolo telegiornale apriva la propria edizione con gli sviluppi del conflitto nel Donbass, con i suoi risvolti geopolitici e con la reazione pavloviana dell’Europa alle sanzioni statunitensi contro Mosca. Oggi, a parte il giallo dell’aereo malese e della sua carcassa dispersa per migliaia di chilometri, silenzio totale. Come mai? Forse perché l’operazione “primavera araba” in salsa ucraina non è andata come si sperava? Anzi, come Washington sperava, almeno per adesso. E non è solo e tanto la questione militare a preoccupare, quanto quella del debito e della crescita economica, visto che la parte russa del Paese, la Crimea della discordia, è il cuore industriale. Inoltre, gli investitori esteri stanno già oggi abbandonando il Paese perché spaventati dalle continue tensioni, con i giganti Shell e Chevron che hanno già cancellato tutti i progetti legati al gas nell’area: di più, a causa del conflitto, l’Ucraina sta vivendo un paradosso, essendosi trasformata da fornitore netto di energia per la regione a nazione sempre di più dipendente da energia importata.

Unite a questo la crisi della moneta nazionale, la hryvnia, crollata di oltre il 60% sul dollaro da inizio di quest’anno e capirete facilmente come il debito del Paese, denominato in dollari, stia diventando sempre più insostenibile, tanto che il Fmi ha già sancito la necessità di una sua ristrutturazione, nemmeno a dirlo a condizioni molto meno capestro di quelle offerte alla Grecia (prima, oltretutto, di tagliare la corda dal terzo salvataggio, statuto alla mano).

E non basta, perché se da un lato Mosca va affrontata militarmente, dall’altro la Russia è uno dei principali creditori del Paese, il cui stock di debito da 70 miliardi di dollari sta ormai diventando argomento di intenso dibattito internazionale, ancorché molto sottotraccia e in silenzio. E mentre Grecia e Ue stanno provando a chiudere un accordo, nelle stesse ore Kiev ha detto chiaramente di non poter far fronte agli obblighi che i creditori le impongono. Sarà, ma non ho notato in giro lo sdegno riservato ad Atene, potere forse di buone amicizie. Il primo ministro ucraino, Arseniy Yatsenyuk, ha chiesto ai creditori di capire come il suo Paese sia in guerra e abbia già perso un quinto della sua crescita economica totale, con il Pil sceso del 23% dal 2012 e con il Fmi che quest’anno attende un’altra, dura contrazione.

E che qui la faccenda sia rischiosa lo ammette proprio il Fmi, il quale nel suo ultimo outlook sui rischi legati al debito ucraino ha definito gli stessi «eccezionalmente alti», arrivando a raccomandare ai detentori di bond di incorrere in perdite ora, in modo che la posizione debitoria ucraina non vada fuori controllo da qui al 2020, come ci mostra il grafico a fondo pagina. E ancora una volta, i cosiddetti regolatori stanno dimostrandosi niente più che dilettanti allo sbaraglio, visto che di fronte a una sostenibilità a lungo termine di questa delicatezza, il Fmi aveva previsto per quest’anno una contrazione del Pil ucraino del 5,5%, salvo rivederla a fine luglio al -9%! Mikolay Gueorguiev, capo della missione del Fondo in Ucraina, ha dichiarato a discolpa delle errate previsioni che «il conflitto nell’area Est del Paese ha avuto un impatto più duro del previsto sull’economia nel primo trimestre» e ha messo in guardia dal fatto che, a fronte di un possibile, ulteriore peggioramento, potrebbe scatenarsi una crisi umanitaria con decine di migliaia di persone che si trasformeranno in profughi, scappando da un Paese a pezzi verso una vita migliore. Attenzione, quindi, a un potenziale fronte di immigrazione anche da Est, visto che i governi dell’area balcanica non sembrano molto inclini all’accoglienza, come dimostra il muro ungherese al confine con la Serbia.

 


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11/08/2015 - Povera Ucraina o ... poveri noi? (Giuseppe Crippa)

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