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SPY FINANZA/ I "giochini" delle banche d'affari sull'oro

Pubblicazione:mercoledì 12 agosto 2015

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Ora passiamo all'argento, il cui prezzo è giù del 7,1% da inizio anno e la dinamica è stata accelerata dal rafforzamento del dollaro in attesa di un aumento dei tassi da parte della Fed: a livello mondiale, la domanda è calata del 4% nel 2014, calo giustificato in gran parte dal -19,5% della domanda per investimento. Eppure gli Etf sull'argento non hanno visto grosse liquidazioni lo scorso anno, visto che le detenzioni sono salite di 1,4 milioni di once, chiudendo l'anno a livello record di 636 milioni di once. I primi due fattori elencati hanno guidato il calo del 19,9% del prezzo dell'argento lo scorso anno, ma come ci mostra il primo grafico a fondo pagina, la produzione di questo metallo sempre nel 2014 è salita del 5%, aumentando la pressione sui prezzi. Perché le miniere hanno prodotto più argento in una dinamica di prezzo in calo? Circa il 75% dell'argento da miniera è un cosiddetto by-product dell'oro, quindi chi produce continua a farlo senza guardare il prezzo. Inoltre, i primari produttori di argento hanno tagliato i costi a partire dal picco del 2012 e, soprattutto, con il mercato al rialzo dal 2001 al 2011, sempre più miniere erano state aperte e nessuno ora intende chiudere un nuova miniera anche se perde soldi, visto che dal mercato arrivano indicazioni rialziste come quelle di lunedì. 

Bene ora entriamo nella carne viva del tema: sono solo gli acquisti cinesi a far alzare i prezzi o ci sono altre dinamiche in atto? Guardate il secondo e il terzo grafico, i quali ci mostrano due cose. Il primo è il cosiddetto indice "Greed&Fear" della Cnn, ovvero un barometro che ci mostra il sentiment imperante sul mercato al momento, una sorta di tracciatore in tempo reale. Bene, come vedete, siamo a livello di "paura estrema" e questa valutazione è identica per sei delle sette componenti dell'indice: guarda caso domanda di beni rifugio, profondità del prezzo dei titoli, domanda di bond ad alto rendimento, forza del prezzo dei titoli, opzioni put e call e market momentum. Ma qual è l'unica voce rimasta con valutazione "neutrale"? Paradossalmente, il Vix, ovvero l'indicatore ufficiale della volatilità e quindi dei timori del mercato, come mostra plasticamente il secondo grafico. 

Chi ha ragione, quindi? Gli insiders che leggono quelle sottocomponenti tecniche, oltre che i dati macro o la narrativa ufficiale che vede solo tramonti e placidi laghi alpini all'orizzonte? Ed ecco poi la seconda dinamica molto interessante, ovvero la differenza tra oro di carta e oro fisico di cui vi ho parlato la scorsa settimana e la necessità per le banche d'affari con grandi esposizioni ai derivati sui metalli preziosi di mantenere artificialmente basso il loro prezzo. Nell'articolo della scorsa settimana vi facevo notare il crollo del cosiddetto "registered gold", ovvero quello disponibile alla consegna fisica, al Comex, a fronte anche della riclassificazione nella voce "eligible", ovvero non disponibile alla consegna, di 25.386 once. Insomma, come mostra il quarto grafico, la ratio di copertura era di 124 once di open interest per ogni oncia fisica! Insomma, roba da rischio di default in caso di consegne di massa: ma, come altre volte nella storia, non è stato così. 

 

 

 

 


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