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SPY FINANZA/ Cina, il "bis" del 1997 che può servire agli Usa

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Beh, le coincidenze non mancano, visto che il petrolio vede il Brent sotto i 50 dollari al barile e il Wti statunitense in handle 43 dollari, ieri in rialzo minimo dopo il crollo di martedì ma solo per un report taroccato dell'Iea che ha garantito un minimo offsett sullo yuan in calo. E il tonfo di martedì (Wti a -4,2% sul giorno) era sostanziato da qualcosa di serio, ovvero dal fatto che grazie al contributo dell'Iran - che ha già aumentato la sua produzione di 32mila barili al giorno, arrivando a un totale di 2,86 milioni di barili - l'output dell'Opec è ai massimi dal giugno 2012, avendo aumentato di 100.700 barili al giorno e arrivando a una produzione totale giornaliera di 31,5 milioni di barili. Quindi, altra offerta in eccesso a fronte di domanda in calo per il rallentamento cinese e guerra finanziaria in corso, con rischio di tonfi da carry trade. Insomma, crisi asiatica 2.0, petrolio e poi Russia, dicevamo. 

Guarda caso, è dell'altro giorno il dato in base al quale la Russia è in piena recessione. La caduta dell'economia, legata proprio al calo dei prezzi del petrolio e alle sanzioni occidentali, si è aggravata nel secondo trimestre, con il Pil precipitato del 4,6% rispetto a un anno prima. Negli ultimi tre mesi il rublo ha ripreso a scendere, in coincidenza con il calo delle quotazioni petrolifere e oggi viene scambiato a quota 70 contro l'euro: a metà aprile era risalito a quota 55 e negli ultimi 12 mesi si è deprezzato del 43% sul dollaro. Se il prezzo del petrolio scende ancora, toccherà intervenire ancora sui tassi e bruciare altre riserve valutarie per tamponare i gap di entrate fiscali, oltretutto nel corso di una guerra valutaria in piena regola. Sarà crisi nera per Mosca. E dopo la Russia cosa accadde nel 1998? Ah già, il default di Ltcm. Chissà chi potrebbe andare a fare compagnia a lui e Lehman Brothers negli Usa, se le cose andranno fuori controllo come diciassette anni fa ma con un carico di carry trade venti volte maggiore. E poi intervenne la Fed, salvando con soldi pubblici e abbassando di un 1% i tassi di interesse: ma oggi siamo già a zero e si parlava di un aumento di un quarto di punto già nel prossimo settembre. 

Balle, se sarà nuova crisi stile 1997 ci sarà il Qe4 che tutti quanti aspettano, Borse in bolla in testa. Chissà mai che, per una volta, Pechino e Washington non abbiano giocato di sponda, visto il timing?

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COMMENTI
13/08/2015 - Giornata storica (Moeller Martin)

Oggi è una giornata storica: Bottarelli fà un errore in campo finanziario! I cinesi non stanno ne svalutando ne tanto meno conducendo una guerra dei cambi, ma hanno semplicemente smesso di difendere il sistema di cambio fisso per lo Yuan lasciandolo fluttuare liberamente, così come da sempre fanno tutte le valute del mondo occidentale. La procedura, ben descritta in un articolo dello Spiegel, è identica a quelle usata dalla BCE e la FED, ovvero si fissa una parità centrale ed una finestra di oscillazione, nel caso cinese il +/- 2%, che rappresenta un valore assolutamente tipico. Se nel corso delle contrattazioni si supera questa soglia, la banca centrale interviene per limitare le fluttuazioni, ma a fine giornata si prende atto delle variazioni di mercato aggiornando la parità centrale al valore di chiusura precedente. Le cause, le conseguenze, i progetti politici così come le strategie finanziarie ed il loro almeno parziale fallimento sono un altro tema. Non scordiamo però che tra tutti i paesi precipitati nel pantano comunista nessuno ha saputo neanche lontanamente fare meglio della Cina.