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SPY FINANZA/ I numeri che "fanno arrossire" Draghi

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Ma se la Francia soffre, in Finlandia piangono. Il Pil del secondo trimestre ha evidenziato un ribasso dello 0,4% su base trimestrale. È il quarto trimestre consecutivo in calo che evidenzia come il Paese scandinavo non riesca a uscire dalla recessione colpito dai problemi economici dei propri vicini commerciali, visto che Norvegia e Russia stanno affrontando la peggior crisi degli ultimi decenni sul crollo del prezzo del petrolio. Ora, al netto della narrativa trionfalistica e filo-Draghi dei vari Corriere e Sole24Ore, le cifre sul Pil confermano i dubbi enormi sulla ripresa in Europa, la quale è ancora troppo fragile e deve essere continuamente sostenuta da interventi esterni. Ovvero, non solamente la politica monetaria espansiva della Bce che per qualcuno era la panacea di tutti i mali ma anche da stimoli governativi nazionali, alla faccia delle normative comunitarie contro gli aiuti di Stato, calcolando che il costo della bolletta energetica è bassissimo visto il prezzo del petrolio a livelli di minimo quasi record (ancora 3 dollari di ribasso da quota 42 e siamo ai minimi da 11 anni). Ma guarda un po', il vostro catastrofista preferito ci ha preso anche questa volta. 

Ma ora veniamo alla perla assoluta della disinformazione, ovvero la Grecia. Mentre scrivo questo articolo l'Eurogruppo deve riunirsi per ratificare il terzo piano di salvataggio, ma, Germania a parte, la strada sembra in discesa dopo che giovedì notte il parlamento greco ha approvato il piano di aiuti da 86 miliardi di euro in tre anni concordato con i creditori dopo che il dibattito si era prolungato per tutta la notte. L'accordo sul piano di salvataggio è stato approvato con 222 voti favorevoli, 64 contrari e 11 astenuti. Il governo guidato da Alexis Tsipras ha dunque ottenuto i voti dell'opposizione, mentre 32 parlamentari di Syriza, incluso l'ex ministro Yanis Varoufakis, hanno votato contro e altri 11 si sono astenuti. Un dato che potrebbe costringere il premier a convocare elezioni anticipate, visto che i parlamentari che hanno votato a favore del piano sono stati 118, ben al di sotto dei 151 voti necessari ad avere la maggioranza. Tsipras ha quindi deciso di chiedere il voto di fiducia dopo il 20 agosto. Se non passerà, si andrà a elezioni anticipate. 

Insomma, l'ennesimo teatro levantino. Ma la vera genialata l'avrete sentita giovedì sera in tutti i tg, ovvero che nonostante tutto la Grecia nel secondo trimestre ha visto il Pil crescere dello 0,8%, sintomo che c'è vita sul pianeta ellenico e che forse Tsipras non è il male assoluto. Proprio sicuri che sia così? Non è che quel dato è soltanto deflazione e spesa anomala prima dei controlli sul capitale, ancora in atto e che leveranno una componente percentuale molto grande dal dato del terzo trimestre, rimettendo le cose in prospettiva? 

Guardate il primo grafico a fondo pagina, il quale ci offre il quadro Pmi manifatturiero ellenico di luglio, ai minimi record, quindi cartina di tornasole di estrema debolezza, segnale confermato anche dall'indicatore di sentiment della Commissione europea, ai minimi da tre anni. Ora guardate gli altri due grafici, il primo dei quali ci mostra come il Pil nominale nel secondo trimestre si sia contratto dello 0,7%, sintomo che il dato del +0,8% nel Pil reale è dovuto unicamente ai prezzi in calo, ovvero la deflazione conclamata confermata ieri anche dai dati Eurostat. Il secondo grafico, ci mostra come i prezzi al consumo in Grecia siano scesi dell'1,3% a luglio su base annua, aumentando il tonfo deflazionistico del Paese. Inoltre, quel dato non ci offre componenti scorporate, come il breakdown per produzioni o componenti di spesa, oltretutto con la quasi certezza di una revisione al ribasso una volta che l'Ue avrà detto sì al piano di salvataggio e non servirà più fare i bravi e imbellettare i conti.