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FINANZA/ "L'attacco" all'euro che viene da Pechino

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Per lo yuan può essere relativamente facile soppiantare lo yen come valuta di riferimento nel bacino del Pacifico. Ma si tratta solo di un primo passo. L’intenzione è di andare verso un “duopolio monetario” dollaro-yuan.

Alla sua nascita, l’euro ambiva a diventare unità di transazione e di riserva internazionale e fare parte di un “duopolio monetario” dollaro-euro con coordinamento tra Washington e Francoforte. Adesso l’euro ha un serio concorrente che può contare sulle dimensioni e il dinamismo del bacino del Pacifico a collocarsi come seconda moneta internazionale, dopo il green back Usa. L’euro verrebbe ridotta al rango di una delle già numerose monete regionali, non sempre accettata come unità di conto, di transazione e di riserva nelle maggiori operazioni internazionali.

A questo aspetto, che può ferire l’orgoglio di un’Europa in stagnazione e non in grado di risolvere i problemi della piccola Grecia, se ne aggiunge almeno un altro, più insidioso. Nei mercati monetari e finanziari, il percorso di piccole svalutazioni verso uno yuan fluttuante potrebbero causare tensioni, sbalzi e via discorrendo sui mercato monetari. Ciò non gioverebbe a un euro che necessita di un contesto sereno per rimettersi a posto e svilupparsi.

Ma distratti dalla Grecia e dalle richieste di “flessibilità” pochi se ne sono accorti. L’unione monetaria europea potrebbe essere non il terzo incomodo nelle relazioni monetarie transatlantiche, ma la vittima designata del grande progetto monetario di Pechino.



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