BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPY FINANZA/ Sui mercati si accende "l'allarme Usa"

Pubblicazione:lunedì 17 agosto 2015

Infophoto Infophoto

Nonostante il minimo ritracciamento di venerdì, il prezzo del petrolio ha ormai toccato il minimo da sei anni e mezzo, sotto quota 42 dollari al barile, solo tre dollari dai minimi da oltre 11 anni. Un chiaro segnale che il combinato di rallentamento economico cinese e sovra-offerta a livello globale sta peggiorando, con l’incognita dell’Iran che potrebbe tornare a pompare ai ritmi massimi se l’accordo sul nucleare verrà implementato. Non solo l’oro nero si è mosso in territorio ribassista in luglio, ma i principali produttori stanno preparandosi per il peggio e quindi per un prolungato periodo di prezzi bassi, dopo che la produzione Usa ha viaggiato a circa 100 milioni di barili al di sopra della media stagionale a 5 anni.

E attenzione, perché come vi dico sempre, il petrolio non è solo una commodity, visto il suo elevatissimo grado di finanziarizzazione è infatti un’arma geofinanziaria di enorme potenza e a New York i traders dei futures stanno già puntando area 39 dollari al barile. Per Goldman Sachs la sovra-offerta di greggio a livello globale sta viaggiando a 2 milioni di barili al giorno e gli stoccaggi saranno riempiti entro l’autunno, mentre il capo analista della Confluence Investment Management, Bill O’Grady, ritiene che «il mercato del petrolio resterà pesantemente sotto pressione per i prossimi due, tre mesi. Non vedo alcuna fine di questo trend, almeno fino a quando la domanda stagionale non risalirà». Solo a livello di stoccaggio, globalmente, parliamo di qualcosa come 220 milioni di barili. La stessa International Energy Agency ritiene che la saturazione del mercato resisterà fino a tutto il 2016, come ci mostrano i primi due grafici a fondo pagina, ma se le sanzioni contro Teheran saranno anche solo alleggerite, si può parlare tranquillamente della prima metà del 2017, stando all’ultimo report.

Inoltre, la chiusura inaspettata di unità di raffinazione in New Jersey e Indiana fanno intravedere la prospettiva di minor fornitura di carburante verso New York e Chicago, con le unità di distillazione che sono rimaste al livello record di 17,3 milioni di barili al giorno nelle due settimane conclusesi il 7 agosto. Insomma, il rischio è quello che il calo fisiologico stagionale acuisca il trend, visto che alcuni analisti vedono le prospettive scendere a 15,6 milioni di barili al giorno entro la fine di ottobre e con parecchie raffinerie che tra non molto andranno in periodo di manutenzione.

Il terzo grafico ci dice anche altro, ovvero che la situazione è ancora peggiore se vista attraverso la lente temporale, visto che l’estate - con la gente in vacanza utilizzando l’auto - è storicamente la stagione picco per il petrolio. I futures sul Wti statunitense hanno perso il 30% dall’inizio di giugno, quasi il peggior calo in assoluto da quando i contratti sul greggio hanno cominciato a tradare nel 1983, peggio anche dell’estate del 2008, di quella della crisi asiatica del 1998 e dell’ultima saturazione globale nel 1986. Addirittura, il calo è superiore a quello del 2011, quando il petrolio scese del 21% durante l’estate perché gli Usa e altri grandi Paesi importatori misero sul mercato 60 milioni di barili dalle riserve strategiche per tamponare il crollo dell’export libico dovuto alla rivolta contro il regime di Gheddafi.

 

 


  PAG. SUCC. >