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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Grecia, la crisi è già "tornata"

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E a fronte di questa situazione macro, cosa chiedono i partner europei ad Atene in cambio del terzo salvataggio? Il pacchetto triennale prevede un deficit primario dello 0,25% del Pil nel 2015, seguito da un attivo primario dello 0,5% nel 2016, dell'1,75% nel 2017 e del 3,5% nel 2018: a Washington fumano roba pesante, ma a Bruxelles sono passati direttamente all'ecstasy! In compenso, in ossequio al nuovo memorandum d'intesa, il governo greco accelera sulla privatizzazione dei pezzi pregiati del sistema produttivo ancora nelle mani dello Stato: i porti del Pireo e di Salonicco e la ferrovia Trainose-Rosco, tutte aziende che interessano i cinesi della Cosco e per il Porto del Pireo anche la danese Maersk. L'agenzia greca per le privatizzazioni ha annunciato giovedì il termine per la presentazione delle offerte: ottobre 2015 per il Pireo, dicembre 2015 per la ferrovia e febbraio 2016 per il porto di Salonicco, la seconda città del Paese. L'accordo concordato dalla Grecia e dai suoi creditori, prevede le privatizzazioni di porti, aeroporti e rete elettrica per un totale di 6,4 miliardi di euro entro il 2017. 

Più nel dettaglio l'accordo prevede l'impegno da parte di Atene a fare «passi irreversibili» entro ottobre per privatizzare l'operatore della rete elettrica Admie, su cui in passato c'erano state delle manifestazioni di interesse da parte della società italiana Terna e della società di trasmissione cinese, oppure a presentare misure alternative equivalenti. Insomma, si spolpa ma sono misure una tantum, non strutturali per la crescita: come al solito. 

Ma sono tante le cose che non vi hanno detto sulla Grecia, molto il fumo che hanno gettato negli occhi dei cittadini-contribuenti europei. Una, ad esempio, potrebbe vanificare sul nascere tutti gli sforzi - per me già vani oggi - messi in campo da Atene e troika, stante anche la debolezza del governo Tsipras e la quasi certezza di elezioni anticipate in autunno. Gli imprenditori greci, infatti, stanno facendo di tutto per lasciare il Paese e proseguire il loro business all'estero, di fatto sottraendo occupazione e Pil. Philip Ammerman, nome poco ellenico ma nato in Grecia, è il co-fondatore dell'azienda di consulenza di investimento Navigator Consulting Group, gruppo che ha spostato la sua sede a Londra già nel 2010 e da qualche tempo è di fatto la persona più ricercata dai businessmen ellenici che vogliono espatriare o anche soltanto spostare i loro capitali al sicuro all'estero: «La cosa sta diventando di dimensioni epidemiche, non ho mai visto prima una pressione simile», ha dichiarato Ammerman a Cnbc lunedì scorso. Ma l'esodo è iniziato da prima del governo Tsipras e dei controlli sui capitali, visto l'endemico combinato tossico di depressione economica, corruzione dilagante, burocrazia elefantiaca e incertezza politica: pensate che la Coca Cola Hellenic, sussidiaria greca del gigante Usa, già nel 2012 ha detto addio alla Borsa di Atene per quotarsi a Londra. Lo stesso anno, la Fage, famosissima marca di yogurt greco, ha spostato il suo quartier generale in Lussemburgo, mentre la corporation Viohalco, industria pesante, si è trasferita a Bruxelles nel 2013. 


COMMENTI
19/08/2015 - Chi gode di "buona salute" ? (Sarno Raffaele)

Buongiorno Mauro, complimenti per l'accuratezza e la profondità dei contenuti. Mi viene spontanea una domanda nello sfacelo che ci circonda. Di questi tempi, si potrebbe individuare e come, un paese (europeo e non) che si possa definire/considerare in salute, dove per 'salute' si potrebbe intendere "capace di offrire stabilità e sicurezza per i prossimi 5 anni" ? Grazie