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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Grecia, la crisi è già "tornata"

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La situazione è poi precipitata con i controlli sui capitali: in un sondaggio compiuto dall'organizzazione no-profit Endeavor tra il 13 e il 17 luglio scorsi, su 300 imprese greche il 23% aveva pianificato di spostare le sedi all'estero e un altro 13% lo aveva già fatto. Facile far vedere piazza Syntagna piena e parlare di collaborazione, orgoglio e solidarietà ellenica: la realtà è un'altra, l'economia reale del Paese, la parte produttiva, se ne sta andando e quindi il futuro è desertificazione, altro che memorandum d'intesa. 

Ma ci sono altri numeri interessanti: tra il 2008 e il 2012, stando ad analisi comparate di 260mila dati fiscali e sul reddito compiute dal gruppo tedesco Imk, curate da due economisti greci e mai smentite da Atene, la parte più povera della popolazione greca ha perso circa l'86% del suo reddito, mentre quella più ricca solo tra il 17% e il 20%. E chi ha pagato di più? I dipendenti del settore privato, i quali hanno patito tagli occupazionali e decurtazione salariali in maniera ben più netta di quello del settore pubblico. Dal 2009 al 2013 stipendi e salari privati sono scesi, in diversi scaglioni, fino al 19%, ma ciò che fa impressione è che i tagli salariali reali sono stati enormemente gonfiati da governo e media, visto che non sono mai saliti oltre il 10%. C'è però un problema, visto che dal secondo trimestre del 2008 al secondo trimestre del 2014, il tasso di disoccupazione è salito dal 7,3% al 26,6% e nella fascia 15-24 anni ha avuto una media del 44%: peccato che contestualmente i pre-pensionamenti nel settore privato siano saliti del 14%, mentre in quello pubblico del 48%! La media per i dipendenti pubblici andati in pensione nel 2010 per timore di nuovi tagli salariali è stata di 25 anni di lavoro e contributi! In compenso, dall'inizio della cosiddetta austerity - visto che la ratio debito/Pil è continuata a crescere, quindi austerity ne vedo pochina - la tassazione diretta è salita del 53% e quella indiretta del 22%, un contributo fondamentale per consolidare il budget e imbellettare i dati da far vedere alla troika, peccato che questa dinamica abbia esacerbato le già presenti ineguaglianze sociali, al netto di un'azione pressoché nulla su evasione ed elusione fiscale e su rendite di posizione inaccettabili come la fiscalità agevolata per gli armatori. 

Il carico fiscale per i cittadini più poveri, nel quadriennio, è salito del 337%, mentre per i cittadini greci più abbienti solo del 9%! In media, il reddito annuale di un cittadino greco pre-tasse è sceso da 23.100 euro nel 2008 a 17.900 euro nel 2012, una perdita di circa il 23% in quattro anni, ma quasi un cittadino ellenico su tre nel 2012 ha registrato un reddito annuo al di sotto dei 7mila euro! Insomma, per riassumere: il 10% più povero dei cittadini greci ha perso l'86% del reddito nel periodo 2008-2012, le classi subito superiori tra il 31% e il 51%, la cosiddetta classe media tra il 18% e il 25% e il 30% di tutti ci cittadini, ovvero i più abbienti, hanno perso solo tra il 17% e il 20%. 

Non ci credete? Cliccando qui potete trovare lo studio tradotto in inglese. Cosa dite, non si è sbagliato tutto fin dall'inizio? E non si sta continuando a sbagliare grandemente? E i greci, non hanno la loro bella fetta di responsabilità per quanto accaduto? Vi lascio con una domanda: le percentuali che vi ho dato, come saranno cambiate tra il 2012 e il 2014? 

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COMMENTI
19/08/2015 - Chi gode di "buona salute" ? (Sarno Raffaele)

Buongiorno Mauro, complimenti per l'accuratezza e la profondità dei contenuti. Mi viene spontanea una domanda nello sfacelo che ci circonda. Di questi tempi, si potrebbe individuare e come, un paese (europeo e non) che si possa definire/considerare in salute, dove per 'salute' si potrebbe intendere "capace di offrire stabilità e sicurezza per i prossimi 5 anni" ? Grazie