BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPY FINANZA/ Le manovre "pericolose" di Cina e Giappone

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Ma le follie cinesi non finiscono qui. Durante il fine settimana, attraverso il suo sito, la China Securities Regulatory Commission (Csrc) aveva infatti annunciato che «per un certo numero di anni a venire, la China Securities Finance Corporation non uscirà dal mercato. La sua funzione di stabilizzazione dello stesso non cambierà». Ovvero, il mega-broker di Stato resterà permanentemente in servizio attivo, pronto a bloccare a suon di yuan crolli indesiderati. Insomma, la versione cinese del "Plunge Protection Team" della Fed è nata ufficialmente. Ma la stessa Csrc, lo stesso giorno, aveva rilasciato anche la seguente dichiarazione: «Con le fluttuazioni del mercato che gradualmente stanno spostandosi verso la normalità, dopo essere state selvagge e anormali, dovremmo lasciare che il mercato eserciti la sua funzione di auto-aggiustamento». Insomma, bianco e nero allo stesso tempo! 

E c'è di più, perché ieri è stato sospeso per eccesso di ribasso (in Cina non si può guadagnare o perdere più del 10% intraday) il 58% di tutti i titoli quotati a Shanghai e il 52% di quelli quotati a Shenzhen, stando a dati di FactSet: insomma, non ci fosse stato questo blocco e il mercato avesse potuto agire liberamente, si sarebbe arrivati a perdere -10% a livello di indici. Di più, stando alla Reuters, la Banca centrale ha operato su quella scala per il timore che la fuga di capitali in atto a causa della svalutazione dello yuan stia drenando liquidità al mercato, tanto che la Minsheng Securities stima in 800 miliardi di yuan (125 miliardi di dollari) il flusso di capitali usciti dalla Cina solo in luglio e agosto. Ma ieri è andata in negativo anche la Borsa di Tokyo, con l'indice l'indice Nikkei che al termine delle contrattazioni registrava un ben più contenuto ribasso dello 0,32% a 20.554 punti. 

Il perché è presto detto: anche qui, come in Cina, i regolatori intervengono sul mercato comprando Etf e sperando di tamponare e silenziare la realtà, la quale come ci mostra il grafico a fondo pagina vede il Pil del secondo trimestre a quota -0,4%, con le spese legate al business letteralmente schiantate. Insomma, l'Abenomics sta fallendo, visto che questo risultato arriva dopo soli due trimestri consecutivi di crescita e con l'economia tornata in recessione nel settembre dello scorso anno. E la cosa che deve preoccupare è che i giapponesi cominciano ad adottare le stesse ricette della Fed, quando si tratta di trovare giustificazioni: Akira Amari, il ministro delle Finanze, ha infatti dichiarato che il calo dei consumi privati è dovuto al brutto tempo registrato nel periodo in esame! Come dire, con la pioggia non si mangia, non si beve e non si va a comprare un telefono o un paio di pantaloni di cui si ha bisogno. Di più, ha piovuto e tirato vento per 90 giorni di fila? Le spese per consumi personali si sono contratte dello 0,8% nel secondo trimestre rispetto al precedente, stando a dati ufficiali del governo e rappresentano il primo calo in un anno. Ma anche la debole lettura del commercio a contribuito alla poco edificante situazione dell'economia nipponica, sottraendo circa lo 0,1% al dato di crescita. 

E qui mister Amari, omen nomen, ammette involontariamente la strutturalità del problema, visto che attribuisce la deludente performance dell'export al calo netto delle vendite verso Cina e Stati Uniti, il primo con un netto -3,9% nel secondo trimestre a causa della sovra-offerta cinese di veicoli che ha colpito gli appetiti dell'import nipponico. Il problema è che il mercato cinese è in netto rallentamento e questa dinamica non è ancora entrata nel periodo peggiore, visto che solo ora l'inflazione sta decisamente alzando la testa nel Paese del Dragone: e si tratta di inflazione da offerta, cioè il tipo peggiore perché ontologicamente deflazionaria, visto che strizza i consumi verso altri beni meno disponibili. 

 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >