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SPY FINANZA/ Le manovre "pericolose" di Cina e Giappone

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Gli analisti, però, vedono anche questi dati come un possibile alibi per la Bank of Japan di intervenire con ancora maggiore stimolo, motivo per cui la Borsa di Tokyo non è crollata, altra dinamica tipicamente americana del "bad news is a good news", ovvero più i dati macro vanno male, più siamo sicuri che la Fed interverrà per salvare il mercato. Nonostante quanto fatto finora, infatti, la BoJ sta ancora lottando con il suo obiettivo di inflazione al 2% entro la prossima primavera e dopo aver battuto la deflazione che ha caratterizzato gli ultimi quindici anni, non può permettersi minimamente che l'indice Cpi dei prezzi vada sotto la soglia dell'1%. 

Per Amy Yuan Zhang di Nordea, «l'unico modo per raggiungere quel target inflazionistico è che la Banca centrale dia vita a un programma di Qe in piena regola, svalutando lo yen e facendo alzare i prezzi dell'import». Peccato che da quando è iniziata l'Abenomics lo yen si sia già svalutato sul dollaro del 35% e con la Cina che a sua volta sta svalutando lo yuan, dubito che Washington resterebbe zitta e buona ad assistere. Per alcuni analisti, al netto del già conclamato aumento dei prezzi del cibo da importazione, la BoJ potrebbe ora attendere il quarto trimestre di quest'anno per imbarcarsi in un Qe di breve durata ma di potenza massima, così da spingere a ogni costo le prospettive inflazionistiche in area 2%. Disintegrando del tutto, però, il più grande mercato obbligazionario del mondo e in un momento di guerra valutaria che sta schiantando tutte le valute asiatiche, oltretutto con lo spettro del rialzo dei tassi della Fed entro dicembre. 

Per Takuji Aida, economista presso Societe Generale, «è necessario che il governo continui a supportare il sentiment economico attraverso politiche di stimolo fino a quando l'economia reale e l'inflazione non si rafforzeranno». Ovvero, Qe perenne. Di più, «nella sessione autunnale presso il Parlamento, ci attendiamo che le misure economiche verranno implementate per accelerare i movimento verso una completa uscita dalla deflazione. Per questo, pensiamo che la BoJ aumenterà il suo programma di Qe con altre misure, probabilmente a ottobre»>. Lo scorso mese, il governatore della Banca centrale, Haruhiko Kuroda, ha detto di aspettarsi che l'attuale debolezza economia sia temporanea, visto che «sta continuando a riprendersi moderatamente», tanto da aver alzato le stime di crescita per quest'anno dello 0,3% in più all'1,7%. 

In compenso, anche la mania delle revisioni al rialzo in stile Usa ha colpito il Giappone, visto che la crescita del primo trimestre è stata ritoccata dall'1% all'1,1% ed è stato inventato di sana pianta il primo aumento salariale da oltre un anno, con gli stipendi saliti dello 0,7% nel secondo trimestre. Peccato che le revisioni a tavolino non si traducano in più yen reali nel portafoglio. 

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