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SPY FINANZA/ Le manovre "pericolose" di Cina e Giappone

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Pochi giorni di pace e ci risiamo, l'enorme casinò del mercato equities cinese torna a far parlare di sé e in maniera decisamente fragorosa. È stato il classico "Black Tuesday" quello di di ieri per le Borse del Dragone, con il listino di Shanghai che ha chiuso in ribasso del 6,15% e quello di Shenzhen del 6,58%. Ma al di là delle percentuali, è altro che deve far riflettere (e un po' spaventare): le vendite, infatti, sono scattate con l'iniezione di liquidità per un controvalore di 17 miliardi di euro della Banca centrale cinese, anche per compensare la fuga di capitali all'estero, una mossa che a detta degli analisti dimostra la necessità di continue misure di sostegno all'economia.

Cosa significa? Semplice, che i cinesi che premono per liquidare le loro posizioni si sono fatti furbi e interpretano le dinamiche del mercato da traders reali. Come ha operato, infatti, finora il mercato cinese? Compra quando il mercato apre, vendi alla chiusura. A ripetizione. Il grafico a fondo pagina, compara i guadagni operando buy&hold con quelli buy&sell sui due indici principali e sul titolo di PetroChina. Se applicato allo Shanghai Composite, questa regola di trading ha generato un return del 23% dall'8 di luglio, contro l'8% dell'approccio buy&hold. Mentre per quanto riguarda PetroChina, uno dei titoli che beneficia maggiormente del sostegno statale, visto il suo peso sull'intero indice, la differenza è anche maggiore, 43% contro 0,5%. Insomma, al pomeriggio i fondi legati allo Stato o alla Banca centrale comprano a cannone, quindi l'affare è assicurato. 

A voler fare i raffinati, potremmo parlare di "late-day rallies", ma in sostanza è solo capitalismo di Stato, dopo un bel crollo da 4 trilioni di dollari dai massimi del 12 giugno scorso. D'altronde, non basta minacciare la gente di arresto per far tornare fruttivendoli e parrucchiere a sentirsi come Gordon Gekko dal salotto di casa, bisogna dimostrare a tutti i costi che il mercato è stabilizzato. Eppure, in Cina è vietato comprare una security e venderla lo stesso giorno per approfittare del guadagno intraday, tocca aspettare la sessione successiva per completare il trade. Come fanno, allora? 

Semplice, i mandarini hanno messo la regola ma non l'hanno contemplata per il mercato futures! E infatti, la strategia open-to-close su contratti legati al Csi-300 ha garantito un return del 18% dallo scorso 8 luglio, quando il mercato ha toccato il massimo della correzione dei corsi, mentre la strategia buy&hold solo il 6%. Insomma, ora si attende l'iniezione di liquidità per operare. Peccato che ieri qualcosa sia andato storto, per tutti. La seduta a Shanghai non era infatti iniziata bene, con perdite diffuse sulle azioni delle società pubbliche. Ma nel pomeriggio, ha raccontato al Wall Street Journal Steve Wang, direttore della ricerca al gruppo Reorient, «i listini sono tornati a calare a un ritmo molto accelerato. E la gente si è chiesta perché il governo non fosse ancora entrato sul mercato in un momento nel quale di solito lo avrebbe fatto». 

Si gioca, insomma, al gatto col topo. Gioco molto pericoloso. E un indiretto indicatore della preoccupazione del governo cinese, comunque, è venuto dalla Banca centrale, che nella prima parte della giornata aveva iniettato sul mercato la maggior quantità di liquidità su base giornaliera da quasi 19 mesi, con un'operazione pronti contro termine da 120 miliardi di yuan, pari a circa 16,9 miliardi di euro. 

 


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