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Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ "L'ultimatum" (più vicino) dell'Ue all'Italia

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Molti di questi aiuti sono andati però anche alla popolazione: in gran parte per rimborsare prestiti e interessi a cittadini, imprese e banche. Una parte infine è andata per pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici. Quindi non è vero che gli aiuti non sono andati alla popolazione. È però vero che non sono stati utilizzati per sostenere l'economia (se non in piccola parte), e quindi per creare lavoro, diminuire i problemi sociali, garantire i livelli minimi di sussistenza, stimolare l'economia (ricordiamo che uno degli aspetti fondamentali del piano di salvataggio è che la Grecia torni a crescere, circostanza finora non verificata dal 2010 in avanti). E questo è un problema che la politica europea non ha saputo affrontare.

3) Da quanto detto molto è stato fatto - anche concretamente - per salvare la Grecia, ma ben poco per aiutare lo stato di crisi della popolazione. Inoltre, la scommessa della crescita della Grecia in futuro, per evitare ulteriori salvataggi, sembra essere molto azzardata. Per questo è fondamentale che i governi e le popolazioni degli altri paesi Ue comprendano che è necessario un ulteriore sforzo per sostenere un Paese membro della stessa Comunità. Che consenta uno stimolo all'economia, attraverso incentivi alle imprese e investimenti pubblici, per creare lavoro e che permetta una ulteriore ristrutturazione del debito, in modo da ridurre il fardello attualmente sulle spalle dell'economia greca. Ad esempio, allungando i tempi di rimborso. 

4) Il governo e i partiti politici greci hanno una grandissima responsabilità. Innanzitutto devono riscattare la loro credibilità internazionale. All'inizio della crisi sta infatti la menzogna sui bilanci statali degli anni precedenti l'entrata del Paese nell'euro. Questo ha innescato una mancanza di fiducia nella Comunità europea, che va riguadagnata. In questo senso il comportamento ondivago del primo ministro Tsipras prima della firma del terzo pacchetto di aiuti (ha rifiutato un accordo per chiamare un referendum popolare, poi ha firmato un accordo più duro di quello precedente, respinto dalla popolazione), e le recenti notizie su piani B per passare alla dracma e non rivelati ai paesi Ue (che riguardano in particolare il precedente ministro delle finanze Varoufakis) non aiutano. Inoltre, il governo deve eliminare le fortissime rendite garantite per decenni ad alcune componenti della popolazione: basta pensare agli sconti fiscali per gli armatori garantiti fin dai tempi del regime dei colonnelli, ai vantaggi per le isole, a un livello di dipendenti pubblici superiori a quello sostenibile dall'economia. In questo senso Tsipras può veramente portare un cambiamento, richiamando tutti alla responsabilità, eliminando le rendite e aiutando una maggiore equità nella popolazione, soprattutto quella maggiormente svantaggiata e segnata dalla crisi. È un governo nuovo e giovane, composto da persone che non avevano legami con la classe politica precedente, che non aveva più la fiducia della popolazione. Rappresentano una speranza, che non devono deludere, per una ripartenza della Grecia.