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RIFORMA PA/ Tre "prevenzioni" che valgono più delle leggi

Pubblicazione:domenica 2 agosto 2015

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La meritocrazia consente alle organizzazioni di lavorare in modo efficace e di contrastare la corruzione in maniera "naturale". I tentativi del legislatore di affrontare il fenomeno con sempre nuovi strumenti normativi rischiano di essere vani se non si creano le condizioni per cui nella Pubblica amministrazione i dipendenti finalmente sentano di poter crescere professionalmente, di essere valorizzati e stimati per il proprio lavoro e di fidarsi l'uno dell'altro.

Senza fiducia e meritocrazia le leggi, infatti, spesso non vengono applicate in attesa eterna di decreti attuativi o regolamenti interni, o comunque rimangono distanti da come vengono agiti i comportamenti reali. È quindi importante considerare come le persone vivono realmente nel loro ambiente organizzativo e come interagiscono tra di loro. Senza un clima favorevole, senza meritocrazia e senza un reale coinvolgimento delle persone, le leggi da sole spesso non colgono l'obiettivo. 

Per questo motivo insieme a Great Place To Work abbiamo deciso di allargare la nostra analisi sulla percezione della meritocrazia nelle aziende di matrice culturale italiana anche all'interno della Pa. Non a totale sorpresa, il Forum non ha ancora trovato un solo ente disposto a interrogare i propri dipendenti sulla loro percezione del proprio ambiente di lavoro. Abbiamo perciò agito in maniera parallela e siamo riusciti, tramite un campionamento casuale, a stimare la percezione che i dipendenti pubblici hanno della meritocrazia nel loro luogo di lavoro (buona leadership, valorizzazione, collaborazione, premio al merito) e a compararla con le aziende private e con le migliori organizzazioni in Italia. 

Questi i risultati di sintesi. Come si vede nel grafico a fondo pagina, solo un dipendente su 5 crede che vi sia meritocrazia nella Pa contro i migliori casi in Italia (spesso multinazionali) in cui ben 4 persone su 5 credono che vi sia meritocrazia. La tesi di fondo è quindi confermata: in un contesto percepito in modo così negativo, la corruzione non può che nascere e diffondersi indipendentemente dagli strumenti anche seri, ma spesso tardivi, che vengono introdotti dal legislatore (vedasi Anac).

Per aggredire la corruzione prima che diventi endemica (e non solo pesantemente diffusa) all'interno della Pa bisognerebbe aggredire quindi la scarsa meritocrazia che è, in ultima analisi, una delle cause principali della corruzione. Incentrare quindi il dibattito sulla Pa sulla corruzione e non sul buon funzionamento della macchina pubblica può avere effetti perversi.

Lo stesso dibattito pubblico sulla corruzione ha da un lato l'effetto benefico di porre infatti attenzione al problema, dall'altro rischia di minare alla base la possibilità di imporre rapidamente maggiore meritocrazia. La meritocrazia in un'organizzazione non può nascere infatti in un asfissiante sistema di regole, per lo più spesso opache e di applicazione incerta, ma si avvantaggia di una maggiore valorizzazione e responsabilizzazione delle persone. 

Proprio dalle persone, in particolare quelle straordinariamente impegnate di Transparency Italia, nasce il progetto Whistleblowing come strumento "non normativo" di risposta alla Corruzione. In meno di sette mesi di sperimentazione della piattaforma (certificata da 4 certificatori indipendenti tedeschi e americani) Alac -Allerta Anti Corruzione è confortante sapere che ci sono già state 109 segnalazioni di valenza "Buona" o addirittura "Ottima". Consideriamo ancora più significativo che la maggioranza delle segnalazioni proviene dal Centro Sud Italia, di cui intorno al 50% generate in Lazio e Campania.

 


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