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L'INTERVISTA/ Cottarelli: 2016, l'Italia può crescere più dell'1%

Pubblicazione:venerdì 21 agosto 2015

Carlo Cottarelli (Infophoto) Carlo Cottarelli (Infophoto)

È una riforma molto importante, che riprende molti dei temi della revisione della spesa da me condotta. Direttrici come il riordino della dirigenza, la presenza sul territorio dell'amministrazione centrale e la razionalizzazione delle forze di polizia sono importanti. Occorre ora vedere come la riforma sarà implementata: il Ministro Madia, che ho incontrato a maggio accompagnado la missione del Fmi in Italia, ha indicato che i decreti attuativi saranno emanati entro pochi mesi. Analogamente, si attendono sviluppi concreti sullo sfoltimento delle aziende a partecipazione pubblica: che nel loro perimetro più largo sono 10mila e che la commissione che ho guidato ha stimato possano essere ridotte fino a un decimo, con benefici attesi fra i 2 e i 3 miliardi all’anno.

 

Con la manovra d’autunno il Governo  intende presentare misure di flessibilità in uscita dal lavoro verse la pensione.  Quali sono le prevedibili ricadute sulla spesa previdenziale?

È naturalmente impossibile rispondere senza conoscere le tecnicalità e le cifre del progetto. Sulla carta vi sono spazi per assestamenti tendenziali della spesa previdenziale,  così come c’è il rischio che - all’opposto - il costo delle pensioni possa aumentare nel medio-lungo periodo.

 

Come racconta anche nel libro, una parte del suo lavoro di scavo  nella spesa pubblica italiana ha puntato sulla tax expenditure: sulle agevolazioni fiscali. Soprattutto alle imprese.

La problematica presenta profili sia quantitativi che qualitativi. Il punto non è eliminare agevolazioni tout court: è invece individuare dove e in quale misura il beneficio va a un soggetto che non ha bisogno di supporto da parte dello Stato. E i casi possono essere macroscopici. Quando, ad esempio, viene concessa un’aliquota Iva agevolata, raramente si considera che il beneficio interessa indistintamente tutti gli acquirenti di un prodotto o servizio: anche quelli ad alta capacità contributiva. Questa è un’attenzione che il Fondo monetario richiama spesso nelle sue raccomandazioni, a diversi Paesi.            

 

In Italia il tema del “costo della politica” continua a essere al centro del dibattito pubblico: che idea si è fatto nel corso della sua review ?

Il “costo della politica” inteso come onere complessivo degli organi costituzionali e delle amministrazioni locali non supera i 5 miliardi sui circa 740 di spesa pubblica primaria (cioè al netto degli interessi sul debito pubblico). È peraltro evidente che sia un dato sensibile presso l’opinione pubblica. E Parlamento, Governo, Regioni - recentemente anche la Presidenza della Repubblica - hanno mostrato volontà di reazione positiva: in particolare su stipendi e vitalizi. Ma si può senza dubbio fare di più.  

 

Le Regioni stanno attraversando un passaggio delicato: indicate per molti anni come soggetti sempre più rilevanti nella “macchina” della spesa pubblica (anche in chiave di uno sviluppo ipotizzato per il federalismo) oggi sono sotto pressione da vari fronti: in particolare da una apparente tendenza ri-centralizzatrice nella gestione della spesa pubblica.


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