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MEETING 2015/ Sviluppo economico, “un’arma” in più contro il fondamentalismo religioso

Pubblicazione:sabato 22 agosto 2015

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Fouad Makhzoumi (CEO of Future Pipe Industries & Founder of the National Dialogue Party, Libano) ha ricordato di una riunione alla Casa Bianca dopo l’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre, con alti funzionari dell’amministrazione americana che in buona sostanza posero lui e altri imprenditori arabi di fronte a questa alternativa: o state con gli States o siete contro. La sua risposta fu: “Noi siamo contro il terrorismo e per far questo dobbiamo portare sviluppo”. A tal proposito ha ricordato che tra il 40% e il 60% delle risorse energetiche del pianeta vengono dal medio oriente, dove però non c’è libertà e infatti vi è un reddito pro capite medio basso e ricchezze personali enormi. Solo se c’è libertà religiosa lo sviluppo per tutti è possibile e tale sviluppo frena il fondamentalismo. Vi è infatti un nesso positivo, dimostrato da uno studio del 2011, tra libertà religiosa e crescita, più pace, meno corruzione, regole meno dannose. “Nulla va imposto anche per noi dell’islam. O si crede o non si crede. Tutti coloro che usano la violenza sono terroristi” ha detto concludendo.

Michele Valensise, Segretario Generale Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ha sottolineato che l’Italia ha cominciato già da molti anni, in continuità tra i vari governi, un dialogo diverso fatto anche di collaborazione fattiva con i Paesi del sud del Mediterraneo e con il Medio Oriente. Si è detto persuaso della necessità di un nuovo piano Marshall con tali Paesi che ponga come capofila l’Italia oggi rispettata perché riconosciuta scevra da volontà economicamente egemoniche e affidabile. “L’Italia - ha detto - dovrebbe fare il pivot della politica mediterranea e mediorientale per l’Europa”. Varie azioni sono state intraprese in tal senso con la Tunisia, il Marocco ed anche con l’Afganistan dove 14 anni fa solo 1 milione di giovani andava a scuola e oggi con il contributo fondamentale dell’Italia e dei suoi caduti sono 8 milioni, mentre gli insegnanti sono passati da 21.000 a 190.000. Chiaro che per fare questo dovrebbero essere aumentati gli stanziamenti dedicati alla cooperazione internazionale oggi per l’Italia pari allo 0,16% del bilancio dello Stato contro lo 0,36 della Francia e lo 0,41 della Germania.

Tornando alla domanda di Fontolan si può ben rispondere che vi è quindi un legame molto forte e virtuoso tra sviluppo economico e libertà religiosa.



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