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SPY FINANZA/ La domanda che "trasforma" l'Italia in Grecia

Pubblicazione:sabato 22 agosto 2015

Angela Merkel (Infophoto) Angela Merkel (Infophoto)

Questo Paese non ha speranza, è andato. Lo dico non tanto per la situazione economica, politica e morale (le immagini del funerale del boss Casamonica, da sole, valgono la tentazione dell'espatrio immediato), ma soprattutto per la malafede levantina che ne sta corrodendone la carne viva. Vi faccio un esempio, tanto per capirci. Tre giorni fa tutti i giornali, tg e siti di informazione on-line titolavano allo stesso modo, seppur con diverse sfumature: "La Germania si compra gli aeroporti greci". Qualcuno ha usato il verbo "divorare", qualcuno "scippare", dipende dal grado di malafede ideologica che lo contraddistingue. La questione è nota, la Fraport, gestore dell'aeroporto di Francoforte, ha preso in concessione quattordici aeroporti regionali greci per 1,23 miliardi di euro, in ossequio al piano di liberalizzazioni e non privatizzazioni concordato tra governo di Atene e Troika. 

Il problema è che tutto quanto avete letto è nella migliore delle ipotesi distorto, se non addirittura totalmente falso. Giova, infatti, ricordare che la Grecia non ha "privatizzato gli aeroporti", ma li ha dati in concessione, visto che la proprietà resta ellenica. Inoltre, chi ha ottenuto la concessione non è solo tedesco, bensì una sorta di joint venture tra un gruppo energetico greco, Copelouzos, e il gruppo che gestite l'aeroporto di Francoforte. A fronte di una concessione lunga (si ipotizzano 40 anni), inoltre, la Fraport investirà 330 milioni per l'upgrade degli scali e come accade per tutte le concessioni, in caso di mancato rispetto degli accordi, i tedesco-greci potranno essere sostituiti. E questo non lo ipotizzo io, ma lo si desume da un accordo preliminare di sei mesi fa, giunto al termine di una regolare gara. 

Un po' diversa la faccenda, vero? Ma si sa, in Italia ormai lo sport nazionale è dare addosso alla Germania e ad Angela Merkel, almeno evitiamo di porci l'unica domanda che un Paese serio dovrebbe farsi di fronte a quanto accaduto: perché non abbiamo vinto noi quella concessione? Perché non abbiamo un gestore aeroportuale abbastanza forte da poter competere con Francoforte? Forse perché abbiamo una linea aerea un tempo di bandiera che è stata salvata da Ethiad altrimenti finiva come la Grecia, dopo aver divorato miliardi e miliardi di soldi pubblici? Ma si sa, Alitalia permette a migliaia di lavoratori della Magliana di portare a casa lo stipendio, non importa se è disfunzionale, si perdono i bagagli, il tasso di ritardi è spaventoso, vanno a fuoco parti delle strutture interne che poi rimangono chiuse per mesi, si fanno gli scioperi selvaggi in piena stagione turistica abbandonando a loro stessi i viaggiatori e casualmente, poi, scoppiano incendi dolosi nelle vicinanze e i voli restano a terra. Non importa, l'importante è dare addosso alla Germania che prende in concessione gli aeroporti greci. Il resto è mancia, anche perché in cambio dei loro posti di lavoro, i dipendenti Alitalia garantiscono un bacino elettorale sicuro per i politici di turno, magari gli stessi che hanno spinto per Fiumicino hub nazionale, mentre la nuova proprietà già minaccia e paventa uno spostamento a Malpensa, come ragionevolezza economica e logistica vorrebbe. 


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COMMENTI
22/08/2015 - L'Italia non è un Paese perduto. (Fausto Testaguzza)

Caro Bottarelli, la seguo da un quinquennio e confesso che ancora faccio fatica a comprendere bene le relazioni che con molto cuore ci sottopone, ma probabilmente è un mio problema e di questo me ne scuso. Tutto ciò non mi impedisce però di non essere completamente d'accordo con Lei circa la domanda che ci ha fatto oggi. Un domanda della quale condivido gran parte della sua lunga e accorata risposta. Non concordo invece solo con il fatto che questo Paese sia ormai irrecuperabile, perché se è vero che volere è potere, sta solo a noi italiani del 2015 ribaltare questa insostenibile situazione e non stancarsi mai di pretenderlo, proprio come sta facendo Lei ogni giorno. Concludo ringraziandola per questo e con la speranza che anche da noi arrivi quel profumo di Europa che ha accesso sempre tante speranze alla mia generazione e che dobbiamo tramandare ai nostri figli, in quanto nel mondo globalizzato, Lei mi insegna, solo se sapremo essere sempre più europei potremo giocare un qualche ruolo. Tanti Saluti e buon lavoro