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SPY FINANZA/ La "bomba" che può ancora scoppiare dopo il crollo delle borse

Pubblicazione:martedì 25 agosto 2015

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E cosa vi avevo detto che la svalutazione dello yuan e il dollaro forte ci avrebbero regalato un replay 2.0 della crisi asiatica del 1997-1998? Guardate l'intero comparto e avrete la conferma, mentre per la guerra valutaria in atto basta vedere la carneficina quotidiana sui cross di nazioni che hanno il loro debito denominato in gran parte in dollari: vi dico solo che l'indice benchmark dell'area, l'ASX 200, è crollato del 4,1%, il peggior livello da quattro anni a questa parte, nemmeno il "taper tantrum" di Bernanke del 2013 era riuscito a ottenere cali simili. Il resto è cronaca, con Wall Street che a mezz'ora dall'apertura delle contrattazioni ieri vedeva i futures sia del Nasqaq che del Dow Jones in crollo a tre cifre e le contrattazioni bloccate invocando la "clause 48" per prevenire le sell-off e l'Europa a picco (a Piazza Affari sospesa per ribasso la metà dei titoli!) e gli spread che cominciano a muoversi, ancorché calmierati dallo scudo della Bce. 

Per quanto, però? Già, perché come vi dicevo la scorsa settimana, la vera bomba nel sistema finanziario è obbligazionaria, 100 trilioni di controvalore che fungono da collaterale per contratti derivati per un ammontare di 555 trilioni di dollari! E se la Bce dovesse non farcela con il Qe? Guardate infatti l'euro/dollaro dove è andato a finire da quando Pechino ha cominciato a svalutare, come ci mostra il primo grafico a fondo pagina? Ma c'è di più, come ci mostrano il secondo e il terzo grafico, ovvero che da un lato le prospettive inflazionistiche europee sono crollate al livello precedente al lancio del Qe, ovvero ritorno del paradossale rischio deflazione in un ambiente di stimolo monetario da 60 miliardi al mese e dall'altro le medesime prospettive per gli Usa oggi sono allo stesso livello di quando furono attivati i tre cicli di Qe e Operation Twist, ovvero ambiente recessivo: il tutto dopo sei anni di diluvio infinito di liquidità! 

Cosa ci dice tutto questo? Semplice, il quarto grafico ci mostra come in un sola settimana il consensus di Wall Street per un aumento dei tassi a settembre sia passato dal 50% al 28%! Sono disperati e hanno bisogno di una scusa forte per stampare di più, questi sono pazzi totali! Perché dico così? Ve lo spiego, partendo da un paradosso. Ovvero, che del "Black monday" di ieri di farci paura un dato solo e non è quello cinese ma quello di Tokyo, dove il Nikkey ha chiuso a -4,61%. Perché direte voi? Semplice, perché in quel Paese è in piena operatività un mega-programma di stimolo dell'economia, con acquisti diretti sul mercato anche di Etf e perché la valuta, lo yen, in diciotto mesi si è svalutata di quasi il 35% sul dollaro! Paradossalmente, l'Abenomics non è servita a nulla e ce lo dicono anche le dinamiche salariali e prospettive inflazionistiche in ribasso, quindi Abe e Kuroda vorranno stampare di più e di più, disintegrando del tutto il mercato obbligazionario più grande al mondo. 

La Cina, paradossalmente, ha ancora un sacco di strada da fare per ritrovare il fair value azionario, almeno 2mila punti ancora da perdere, visto il grado di leverage e multipli in servizio permanente ed effettivo. Ma, essendo il mercato cinese totalmente manipolato dalle entità statali, tutto può accadere, anche un mega-rimbalzo nel momento in cui si darà vita al taglio delle riserve obbligatorie per le banche. Ma questo è il clima perfetto per la speculazione, signori miei: quando la Grecia toccò quota minima di 177 punti nel 2012, oggi siamo in aera 179, cosa accadde poi? Un rimbalzo del 130%. 

 

 

 

 


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