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SPY FINANZA/ La "bomba" che può ancora scoppiare dopo il crollo delle borse

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Si compra quando scorre sangue, perché chi di dovere sa che si interverrà e ha informazioni e nervi abbastanza saldi da non comportarsi come il parco buoi terrorizzato, il quale in Cina sta già pagando prezzi molto alti, visto che dati della scorsa settimana ci dicono come gli investitori con titoli oltre i 10 milioni di yuan di controvalore siano scesi del 20% come quota di partecipazione, mentre quelli della fascia minore per esposizione siano saliti dell'8% sulla scorta delle promesse governative di salvataggio dei mercati. Bei compagni, i cinesi! Gli amici escono dalla porta principale, il popolo già frodato dalle promesse del casinò morirà schiacciato nella speranza di riuscire a trovare la porta di emergenza, sempre troppo piccola e stretta. Ecco il gioco a cui stanno giocando, ecco cosa sta succedendo: pregate Dio che nulla vada fuori posto, che non un singolo accidente non contemplato si palesi sul mercato in condizioni simili, perché allora potrebbe davvero essere un disastro e tramutare il 2008 in un roseo ricordo. 

Entro fine mese, penso che potremo capire come il mercato tenderà a reagire e, forse, potremo accennare a scenari più chiari. Per ora vi lascio con le parole dell'economista americano di scuola austriaca Murray N. Rothbard, tratte dal suo libro "For a new liberty" (di cui vi consiglio fortemente la lettura per meglio capire la follia che stiamo vivendo): «Come il ripetuto doping di un cavallo, l'espansione è mantenuta nel suo corso sempre davanti alla sua inevitabile punizione, con dosi ripetute dello stimolante del credito bancario. È soltanto quando l'espansione del credito bancario deve infine arrestarsi, o perché la condizione delle banche sta diventando precaria o perché il pubblico comincia a vacillare davanti alla continua inflazione, che arriva infine la punizione dell'espansione. Non appena l'espansione del credito si arresta, il pifferaio dev'essere pagato e gli inevitabili riaggiustamenti liquidano gli errati eccessi di investimento dell'espansione, con la riaffermazione di una maggiore enfasi proporzionale sulla produzione dei beni di consumo». In poche parole, la realtà di oggi. 

Ve l'avevo detto che sarebbe arrivata la valanga ma, attenti, per ora sono arrivati solo pochi fiocchi. Il problema è che non vedo scappatoie ma solo due epiloghi. O le Banche centrali continueranno a espandere e allora sarà la fine sul medio termine o accetteranno la correzione quasi schumpeteriana di distruzione creativa (sono troppo stupidi e avidi per farlo) e questo farà male, molto male a un mondo già in precario equilibrio. E che potrebbe scegliere la scorciatoia di un conflitto per auto-preservare il suo schema finanziario statalista e criminale.

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