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SPY FINANZA/ La "bomba" che può ancora scoppiare dopo il crollo delle borse

Pubblicazione:martedì 25 agosto 2015

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Poi non dite che non vi avevo avvertito con largo anticipo del fatto che il mercato cinese fosse un casinò basato unicamente sulla leva e su una platea di partecipanti con istruzione media pari alla nostra quinta elementare e nessun rudimento di trading. Mentre giornali, tg e siti "specializzati" glorificavano il +150% di rally in un anno dell'indice cinese, io ve lo dicevo chiaro, non può reggere. E così è stato. Ma non pensiate che i problema sia la Cina, visto che se ne sono accorti anche al "Corriere della Sera", il cui editoriale di domenica scorsa cominciava a mettere in dubbio la grande ripresa economica obamiana dopo mesi di sua celebrazione acritica e, poco poco, ideologica. Il problema è il mondo intero, visto che non esiste parte del globo in cui le Banche centrali non siano intervenute con un diluvio di liquidità creando, aumentando e perpetuando nel tempo il più classico dei cicli di "boom&bust" tipico della Scuola austriaca di economia, ovvero tassi troppo bassi per troppo a lungo che portando a una mis-allocazione di capitali verso produzioni inutili e rischiose che ha come conseguenza la saturazione da ultra-offerta, vedi l'indice commodity di Bloomberg che ieri è sceso ai minimi dal 1999 e il prezzo del petrolio in continuo calo. Con la liquidità e l'eccesso di credito è la stessa cosa, solo che si creano le bolle azionarie. 

Ieri lo Shanghai Composite ha perso l'8,46%, peggior calo dal 1996, Hong Kong il 5,17%, il CSI-300 (il Nasdaq cinese) l'8,1% e Shenzhen il 7,7%: il peggior calo degli indici del Dragone dal 2007. Ma la cosa peggiore è che Shanghai ha rotto al ribasso la barriera dei 3500 punti ed è andata in rosso da inizio anno, avendo perso il 60% in poco più di due mesi. Un bagno di sangue, però, c'è qualcosa che non mi convince fino in fondo. Sui mercati, anche le mattonelle dei muri sapevano che la Banca centrale cinese era pronta a tagliare i requisiti di riserva obbligatoria per le banche di 100 punti base, un diluvio di liquidità liberato da vincoli che avrebbe potuto riversarsi sui mercati e sostenerli, a partire da ieri. Non è accaduto, l'unica mossa è stata quella largamente anticipata di permettere al Fondo pensioni di investire fino al 30% del portafoglio (di fatto, titoli di Stato) in equity: non è bastato a calmare le vendite, anzi le ha aumentate come un accelerante visto che con una clientela retail enorme, il mercato cinese ha prezzato il fatto che anche i risparmi di un vita di milioni di lavoratori sarebbero finiti nel grande casinò di Shanghai! 

Perché Pechino non ha agito in tal senso a Borse chiuse durante il weekend, seguendo l'operatività anti-panico normale delle Banche centrali? Questo tonfo così fragoroso, capace di trascinare al ribasso il mondo intero, è prodromico a qualcosa che vale bene la rovina di milioni di investitori cinesi? Il regime nega e copre, ma ricerche indipendenti parlano di un aumento esponenziale e senza precedenti dei suicidi nel Paese del Dragone, proprio a seguito di crolli che hanno portato via letteralmente tutto a impiegati, contadini e altre categorie non certo abbienti che avevano tentato la fortuna presso la lotteria di Stato cinese (un qualcosa che agli Usa, diciamocelo chiaro, geofinanziariamente fa molto comodo, poiché prodromico a tensioni sociali). Io temo di sì e il fatto che a settembre si terrà il meeting sino-statunitense mi fa propendere per l'ipotesi che da sempre vi prefiguro, ovvero una correzione netta e dolorosa ancorché controllata che spedisca ondate di panico - prima mediatico che finanziario - e consenta alla Banche centrali di operare ancora più stimolo, a partire dalla Fed che ormai ha messo in cantina il rialzo dei tassi non solo a settembre ma fino al 2016, a meno che la sua idea non sia quella di far esplodere la Terza guerra mondiale senza usare armi ma solo i soldi.


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