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Economia e Finanza

L'INTERVISTA/ Padoan: da Ue fiducia meritata, ma ora l'Italia deve attaccare il debito

Pier Carlo Padoan (Infophoto)Pier Carlo Padoan (Infophoto)

Veramente è un percorso cominciato già nel 2014 con il decreto legge 66, quello degli 80 euro, e proseguito con la Legge di stabilità per l’anno in corso. Fin dall’esordio di questo governo al centro della politica economica c’è stato il mondo del lavoro: lavoratori e imprese, appunto. Abbiamo ridotto il cuneo fiscale e creato incentivi per le imprese che riescono a essere competitive e ad assumere nuovi lavoratori. Abbiamo introdotto incentivi per l’assunzione di lavoratori a tempo indeterminato. Sta migliorando la quantità ma anche la qualità della occupazione. Noto peraltro che nel dibattito pubblico corre l’impressione che si debba sempre ricominciare da zero, mentre il governo sta perseguendo in modo coerente una politica di medio termine, e ogni misura si inserisce in un solco scavato da quelle precedenti. Per il 2016 e gli anni successivi continueremo così.

 

Il Tesoro è da tempo impegnato a favorire il risanamento del sistema bancario, principalmente per rilanciare il credito all’economia. Dopo i primi sgravi fiscali per l’abbattimento delle sofferenze, sono in preparazione altri interventi?

Abbiamo dapprima introdotto misure per il rafforzamento delle banche popolari che rappresentano un segmento importante del nostro settore bancario. E poi abbiamo migliorato la gestione del recupero crediti, nell’interesse non solo delle banche ma di tutte le imprese che fanno fatica a incassare crediti. Manca soltanto un tassello, e cioè un operatore di mercato capace di gestire crediti in sofferenza per liberare le banche italiane da questo peso, che è la pesante eredità di una crisi molto lunga. Altri paesi lo hanno introdotto prima del 2013, quando le regole erano più semplici e più elastiche. Da noi il problema si è manifestato più tardi e oggi dobbiamo risolverlo in un quadro di regole diverso.

 

(Antonio Quaglio)

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