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SPY FINANZA/ La richiesta "suicida" alla Cina

Pubblicazione:mercoledì 26 agosto 2015

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Ieri Pechino ha tagliato i tassi di interesse di 25 punti base e i requisiti di riserve obbligatorie delle banche di 50 punti base, liquidità che si suppone vada a fluire sul mercato. Ma non solo, perché la reazione da cane di Pavlov passato a prendere una pasticca al Cocoricò che hanno avuto ieri i mercati fino al primo pomeriggio è frutto anche di altro, ovvero in primis della massiccia iniezione di liquidità da parte della Banca centrale cinese, 23,4 miliardi di dollari di ordini di riacquisto (repo) a sette giorni. Ora mettiamo la cosa in prospettiva: l'iniezione netta è stati pari a 30 miliardi, considerando i 120 miliardi di yuan in scadenza ieri per il repo della settimana scorsa e, soprattutto, la cifra totale non è nemmeno la metà degli acquisti mensili della Bce nel suo programma di Qe! Cosa festeggiano i mercati, a fronte di un casinò da 5 triliardi di capitalizzazione? D'altronde, essendo drogati, non possiamo sperare in picchi di lucidità e analisi. Inoltre, l'intervento attinge ai fondi del sistema finanziario piuttosto che ricorrere allo strumento di stampare nuova moneta e, guarda caso, le riserve cinesi in valuta estera scenderanno ancora di circa 40 miliardi di dollari ad agosto. 

Briciole per Pechino, intendiamoci, ma i cinesi almeno ci pensano un attimo prima di avviare in pieno la stamperia, di fatto mettendo in circolo nuova moneta ed espandendo lo stato patrimoniale della Banca centrale, visto che la Fed è arrivata a 4,5 triliardi di dollari e ha ottenuto come unico risultato la perfetta correlazione tra la crescita del suo bilancio e quella dell'indice Standard&Poor's, visto che le dinamiche inflazionistiche sono di nuovo da emergenza stimolo, come ci mostra il primo grafico a fondo pagina. Ma nel suo comunicato al mercato, la Banca centrale cinese ha detto anche altro. Ovvero, che i mercati finanziari globali stanno vivendo grossa volatilità, che l'economia interna sta affrontando una pressione al ribasso e, soprattutto, che i prezzi sono mediamente ancora bassi nonostante quello della carne di maiale. 

Ed ecco il vero punto, ciò che rende la ricetta del Sole24Ore un suicidio annunciato. Il secondo, terzo e quarto grafico ci mostrano come il cosiddetto "pork cycle" determinato dall'aumento dei prezzi della carne di maiale, principale voce nel paniere inflazionistico cinese, si sia di nuovo palesato nell'economia reale cinese. Come ci mostra il secondo grafico, i prezzi sono saliti del 17,4% da marzo all'interno del paniere CPI e nel mese di luglio sono saliti su base annua del 16,7%, pesando per la metà della lettura sul tasso di inflazione dell'1,6% su base annua. Ma il terzo grafico, ci mostra che l'attuale ciclo è simile ai due precedenti in termini di offerta, entrambi molto pesanti per l'economia del Paese ma è considerevolmente peggiore. E il quarto grafico, mostra come il trend dei prezzi sia destinato a salire ancora nei prossimi mesi, portando il dato CPI sopra il 2% ma difficilmente in area 3%: comunque sia, in un contesto di sanità economica è difficile operare sui tassi o sui requisiti di riserva in tempi di aumento dell'inflazione. Invece, la Cina lo ha fatto ieri. 

Buonsenso economico vorrebbe invece che l'eventuale stimolo che il governo potrà operare non sia all-in, qualcosa in stile Qe, ma una sorta di operazione chirurgica al fine di non mandare completamente fuori controllo la fiammata inflazionistica. Tanto più che l'inflazione dovuta all'offerta è per sua natura deflazionistica, visto che prezzi più alti della carne di maiale strizzeranno gli altri consumi in assenza di un'accelerazione nella crescita dei redditi. Quindi, difficilmente si potrà tentare la via di un'iniezione di liquidità su base ampia. Ovvero, ciò che chiedeva dalla prima pagina ieri il quotidiano di Confindustria. Come sempre ma oggi più che mai, vi ripeto il mio appello: informatevi da più fonti, leggete, ragionate con la vostra testa. È soltanto un'enorme "conventio ad includendum", la ricetta globale è fallita e in tutta risposta si chiede maggiore Qe invece che un ritorno alla realtà, includendo nel mega-calderone della liquidità a costo zero anche la Cina. 

Non a caso, ieri il buon Constancio del board della Bce ha detto che l'Eurotower è pronta a nuovi interventi. Grazie, finora il Qe non è servito a niente se non a comprimere artificialmente gli spread nostro e spagnolo, visto che anche qui le prospettive inflazionistiche sono tornate ai livelli pre-stimolo, come ci mostra l'ultimo grafico. Comodo l'alibi cinese, che ne dite? Chissà cosa ne pensa Roberto Napoletano. E, magari, anche Matteo Renzi. 

 

 

 

 

 

 



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COMMENTI
26/08/2015 - Renzi e gli Usa. (Massimo Di Valerio)

Mi preme ricordare che non è la prima volta che Renzi compie un vero e proprio auto da fè ( atto di fede ) nei confronti degli USA e della loro " Economia ". Qualche mese fa era uscito con espressioni simili alle odierne. D' altra parte lui è stato addestrato negli USA grazie a Rutelli ed il suo consigliere è un tale Yoram Gutgeld ( Ebreo )che viene proprio da quel Paese.