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FINANZA E POLITICA/ Gli ostacoli alla "ripresa" di Renzi-Padoan

Pier Carlo Padoan (Infophoto) Pier Carlo Padoan (Infophoto)

Una strategia di buon senso, dunque. Ma porterà risultati? Oppure tra un anno, nonostante le iniezioni di ossigeno della Bce e il calo del petrolio saremo ancora alle prese con una crescita da zero virgola? Padoan si dice ottimista: l'Italia sta rispettando le tabelle di marcia. Il che però vuole anche dire che, anche senza shock esterni possibili, la crescita sarà ben lontana dai due punti percentuali e che, come afferma l'Ocse, non torneremo ai livelli del 2007 prima della metà del prossimo decennio. 

Miracoli non ne possiamo fare, può ribattere a ragione il ministro. Ma ci sono almeno due tipi di riforme, a costo zero e onerose, su cui merita accelerare. Dice giustamente Padoan che occorre "rendere facile la vita a chi rischia le proprie risorse per creare ricchezza e fornire nuova occupazione". Sembra facile, ma nel corso degli anni si è consolidata una forte diffidenza nei confronti dell'impresa o, più semplicemente, di chi rispetta l'etica del lavoro. Nelle statistiche internazionali, ci informa un italo-americano di grande successo, il gestore Ray Dalio, l'Italia è il Paese dove la frase "il duro lavoro porta al successo" ha l'indice di gradimento più basso, mentre la frase "la concorrenza è dannosa" ha un alto indice di gradimento. Sradicare mentalità, assieme a una lotta senza compromessi o calcoli politici alla corruzione (Roma è il Vietnam delle buone intenzioni di Renzi), è la prima, più importante riforma. Non si tratta di cercare scorciatoie, premendo sull'Agenzia delle Entrate (che in un Paese nomale è indipendente dall'esecutivo) o sulla magistratura che si centra l'obiettivo, ma con un rigoroso rispetto della legge che dalle nostre parti è rivoluzionario. 

La seconda sfida riguarda l'Europa: le riforme e il rispetto dei parametri di bilancio non sono sufficienti a rilanciare la crescita, come sa benissimo Padoan. La via classica, in situazioni come l'attuale, passa dal deficit di bilancio che ci è inibito dalle regole. L'alternativa è la distribuzione delle risorse in chiave europea con il flusso di capitali dai paesi in surplus a quelli in deficit. Una politica di risvolti potenzialmente pericolosi (basti pensare ai disastri provocati dai prestiti tedeschi alla Grecia a inizio millennio) se non viene accompagnata da precise garanzie ai creditori sui criteri di gestione degli investimenti. 

Non è un obiettivo facile, ma l'Italia deve fare la sua parte. Altrimenti, la prossima crisi ci coglierà, al solito, impreparati e sempre più vulnerabili. 

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COMMENTI
27/08/2015 - Sono credibili le narrazioni di Renzi? (Carlo Cerofolini)

Domanda dalle cento pistole: ma perché – visti i precedenti - ancora credere alle narrazioni (storyballing?) di Renzi? Ma di che?