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FINANZA E POLITICA/ Gli ostacoli alla "ripresa" di Renzi-Padoan

Pubblicazione:giovedì 27 agosto 2015

Pier Carlo Padoan (Infophoto) Pier Carlo Padoan (Infophoto)

Una strategia di buon senso, dunque. Ma porterà risultati? Oppure tra un anno, nonostante le iniezioni di ossigeno della Bce e il calo del petrolio saremo ancora alle prese con una crescita da zero virgola? Padoan si dice ottimista: l'Italia sta rispettando le tabelle di marcia. Il che però vuole anche dire che, anche senza shock esterni possibili, la crescita sarà ben lontana dai due punti percentuali e che, come afferma l'Ocse, non torneremo ai livelli del 2007 prima della metà del prossimo decennio. 

Miracoli non ne possiamo fare, può ribattere a ragione il ministro. Ma ci sono almeno due tipi di riforme, a costo zero e onerose, su cui merita accelerare. Dice giustamente Padoan che occorre "rendere facile la vita a chi rischia le proprie risorse per creare ricchezza e fornire nuova occupazione". Sembra facile, ma nel corso degli anni si è consolidata una forte diffidenza nei confronti dell'impresa o, più semplicemente, di chi rispetta l'etica del lavoro. Nelle statistiche internazionali, ci informa un italo-americano di grande successo, il gestore Ray Dalio, l'Italia è il Paese dove la frase "il duro lavoro porta al successo" ha l'indice di gradimento più basso, mentre la frase "la concorrenza è dannosa" ha un alto indice di gradimento. Sradicare mentalità, assieme a una lotta senza compromessi o calcoli politici alla corruzione (Roma è il Vietnam delle buone intenzioni di Renzi), è la prima, più importante riforma. Non si tratta di cercare scorciatoie, premendo sull'Agenzia delle Entrate (che in un Paese nomale è indipendente dall'esecutivo) o sulla magistratura che si centra l'obiettivo, ma con un rigoroso rispetto della legge che dalle nostre parti è rivoluzionario. 

La seconda sfida riguarda l'Europa: le riforme e il rispetto dei parametri di bilancio non sono sufficienti a rilanciare la crescita, come sa benissimo Padoan. La via classica, in situazioni come l'attuale, passa dal deficit di bilancio che ci è inibito dalle regole. L'alternativa è la distribuzione delle risorse in chiave europea con il flusso di capitali dai paesi in surplus a quelli in deficit. Una politica di risvolti potenzialmente pericolosi (basti pensare ai disastri provocati dai prestiti tedeschi alla Grecia a inizio millennio) se non viene accompagnata da precise garanzie ai creditori sui criteri di gestione degli investimenti. 

Non è un obiettivo facile, ma l'Italia deve fare la sua parte. Altrimenti, la prossima crisi ci coglierà, al solito, impreparati e sempre più vulnerabili. 



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COMMENTI
27/08/2015 - Sono credibili le narrazioni di Renzi? (Carlo Cerofolini)

Domanda dalle cento pistole: ma perché – visti i precedenti - ancora credere alle narrazioni (storyballing?) di Renzi? Ma di che?