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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ I "guai" che vanno oltre la Cina

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Inoltre, al netto di un comparto manifatturiero in netto calo, quello dei servizi è divenuto il doppio e sta crescendo a un tasso del 10% in virtù della scelta della leadership del Paese di trasformare l'economia da basata sull'export e sull'eccesso di investimento a più incentrata su crescita e consumi interni. I servizi sono passati dal 45% al 50% del Pil negli ultimi tre anni, di fatto rendendo i misuratori storici dello stato di salute dell'economia cinese desueti e quasi inutili. Ma attenti, perché qui sta entrando in scena la grande mano statale a livello globale. Qualcuno vuole vendervi questo momento di grande confusione e volatilità sui mercati come un'opportunità di acquisto, Goldman Sachs in testa: insomma, si vuole scaricare sul parco buoi prima della correzione reale, quella che porterà la Fed a riattivare la stamperia e che quindi riattiverà il mercato rialzista. Da oggi ad allora, c'è però un periodo intermedio di grande turbolenza davanti a noi. 

Ecco quindi che martedì il Conference Board americano sul grado di fiducia dei consumatori si inventa di sana pianta un 101.5 in agosto dal 91 di luglio e contro le attese di 93, quando bastava andare a vedere le sottocomponenti per vedere che erano tutte a piombo nelle metriche. Caso strano, l'ennesima panzana alla Fausto Tonna preparata a tavolino ha tenuto in alto Wall Street durante il giorno, ma a fine sessione si è schiantata con il peggior scostamento intraday dal 2008. Sono balle, l'America è già in recessione e la Cina è in rallentamento strutturale, quindi potrà anche esserci sul breve un rimbalzo a V delle Borse che porti a rallies ma sono dinamiche che interessano gli hedge funds, non l'investitore retail, né tantomeno chi non investe proprio e vorrebbe vedere segnali di ripresa dall'economia reale. Quelli, di fatto, non ci sono proprio. Da nessuna parte, né in America, né in Cina, né tantomeno in Europa. 

È un momento complicato, perché qualsiasi decisione può rivelarsi un'arma a doppio taglio. E attenzione, perché in questo contesto si sta eccessivamente sottovalutando la crisi proprio dei mercati emergenti, visto che il primo grafico a fondo pagina ci mostra i livelli di correzione borsistica già in atto in nazioni che fino all'altro giorno era ritenute da tutti la spina dorsale della crescita mondiale e quindi della domanda. Bene, quella dinamica, quei Brics, non ci sono più, schiantati dalla fine repentina del super-ciclo delle commodities che li aveva trasformati in Ferrari della crescita, mentre oggi sono una Panda. 

Vi faccio un esempio su tutti, il Brasile millantato come grande dinamo economica del Sud America e che l'anno prossimo ospiterà (forse) le Olimpiadi. Nel mese di luglio, sono stati persi 157.905 posti di lavoro, quando nello stesso mese del 2014 ne erano stati creati 11.796, stando a dati della Caged, il registro per l'impiego brasiliano. Di più, da inizio anno sono spariti 547.738 posti di lavoro, quando nello stesso periodo dell'anno scorso ne erano stati creati 504.914, quindi in termini aggiustati alla stagionalità la lettura di luglio è compatibile con 140.939 posti persi, vicinissima al minimo storico di 154.355 di giugno. 

A livello settoriale, a patire di più sono stati i comparti delle vendite al dettaglio e dell'industria, i quali combinati hanno registrato perdite per 454mila posti di lavoro, subito dopo le costruzioni con 152mila, mentre l'unica nota positiva arriva dall'agricoltura con +99mila occupati, come ci mostrano gli ultimi grafici.