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SPY FINANZA/ I "guai" che vanno oltre la Cina

Pubblicazione:giovedì 27 agosto 2015

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A livello settoriale, a patire di più sono stati i comparti delle vendite al dettaglio e dell'industria, i quali combinati hanno registrato perdite per 454mila posti di lavoro, subito dopo le costruzioni con 152mila, mentre l'unica nota positiva arriva dall'agricoltura con +99mila occupati, come ci mostrano questi grafici. La conseguenza di questa dinamica occupazionale non deve stupire, ovvero redditi disponibili in caduta e contrazione dei consumi personali (oltre manifestazioni oceaniche per chiedere le dimissioni della presidente Rousseff), un cocktail letale per un'economia e visto che gli indici di fiducia del business in agosto sono arrivati ai minimi storici, dobbiamo attenderci che in termini di crescita il peggio debba ancora venire. 

Insomma, capite da soli quale sia la situazione a livello globale, confermata l'altra sera a "In Onda" anche da Giulio Tremonti, uno che ho sempre criticato per le scelte da ministro ma che la questione cinese l'aveva centrata con incredibile anticipo e precisione già nel suo libro del 2005, occorre dargliene atto. E tanto per chiudere proprio con Pechino, attenzione a una dinamica legata proprio alle riserve di cui parlavamo prima e che viene splendidamente rappresentata dal grafico a fondo pagina. 

Dall'inizio della svalutazione cinese lo scorso 11 agosto, lo Standard&Poor's 500 ha visto il suo andamento andare in netta divaricazione da quello del rendimento del Treasury Usa a 30 anni, sintomo che qualcosa non va. Solitamente, se la Borsa cade si va su beni rifugio, quindi comprando bond sovrani si schiaccia il loro yield e si fa aumentare il prezzo. Cosa è successo, quindi, negli ultimi quindici giorni? Mettendo mano alle riserve estere per difendere lo yuan, Pechino ha venduto in due settimane Treasuries Usa per un controvalore di 100 miliardi di dollari, più di quanto scaricato nei primi sei mesi dell'anno! Mettendo le cose in prospettiva, questo cosa significa? Essendo le riserve valutarie cinesi ancora al 134% rispetto al livello raccomandato, Pechino può utilizzare ancora circa 900 miliardi di dollari per interventi monetari senza andare a impattare seriamente sulla posizione di esposizione estera del Paese, come abbiamo detto a inizio articolo. In parole povere, quindi, se gli outflows di liquidità continueranno ai livello attuali e la Cina dovrà continuerà a scaricare 100 miliardi di controvalore di Treasuries ogni due settimane, ci sono ancora 18 settimane di operatività "neutra" sul mercato. Basterà a Pechino per stabilizzare la tormenta valutaria, mentre cerca di domare in contemporanea il caos azionario? E, forse più importante, gli Usa staranno silenziosi a guardare il loro debito scaricato a questi livelli, prima di intervenire? 

Ricordatevi, il dollaro forte sta cominciando a fare male davvero agli Usa e la riunione della Fed del 16-17 settembre ormai è alle porte. Sganceranno l'opzione nucleare dei tassi? Forse ne sapremo qualcosa di più entro il fine settimana, visto che oggi a Jackson Hole, in Wyoming, inizia l'annuale Economic Policy Symposium della Fed, dal quale solitamente escono indicazioni per le mosse da qui a fine anno. E attenzione, perché nonostante il Qe ieri l'euro/dollaro era a 1,14, dopo aver superato 1,16 martedì: ho il timore, serio, che troppo distratti dal casinò cinese, non ci stiamo accorgendo di come la crisi stia tornando nel cuore dell'Europa e un'eventuale escalation della volatilità potrebbe essere pagata, a prezzo pieno, proprio dai nostri mercati. O, peggio ancora, dai nostri spread artificialmente bassi. 

 



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