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FINANZA/ La crepa sull'euro che può aprirsi a Vienna

Un autunno a tinte fosche attende i mercati finanziari e tutti noi, spiega GIOVANNI PASSALI, elencando quelli che sono segnali internazionali davvero inquietanti

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Un autunno a tinte fosche attende i mercati finanziari e tutti noi. I segnali sono davvero inquietanti. Il primo è stata la serie di reazioni schizofreniche dei mercati e dei commenti all'improvvisa e ripetuta svalutazione monetaria compiuta dalla Cina, per difendere il proprio mercato interno e tentare di dare nuova benzina alle proprie esportazioni in affanno. La triplice svalutazione in tre giorni ha portato (ovviamente) a una brusca correzione dei mercati occidentali, sia europei che americani. Ovviamente perché questi contavano su un briciolo di ripresa proprio ai danni della Cina, ma se le aziende cinesi riprendono il proprio slancio (grazie alla svalutazione) e mantengono in loco le fabbriche straniere, allora la crisi per il resto del mondo proseguirà.

La schizofrenia dei commenti è stata davvero esilarante: tutti impegnati a dire che la Cina fa male e tenta di truccare il mercato. Ma l'euro in questi due anni cosa ha fatto? Non si è forse continuamente svalutato? E allora perché quando l'euro si svaluta va bene mentre quando si svaluta un'altra moneta no? La moneta cinese era legata al dollaro, quindi una svalutazione dell'euro sul dollaro comportava una analoga svalutazione dell'euro sullo yuan.

Per renderci conto di cosa stiamo parlando, ad aprile 2011 l'euro era a 9,6 Yuan, mentre a marzo di quest'anno era arrivato a 6,5 yuan. Ora il valore è a 7,2 yuan, un rialzo di circa il 10% dai minimi. Ora ci dovremmo chiedere: perché mai la Cina dovrebbe subire la svalutazione dell'euro senza reagire? I signori ingenui della Bce forse pensavano di poter fare quello che gli pare, senza conseguenze. E invece la mossa cinese mette un bel bastone tra le ruote a Draghi e compagnia. Infatti, il Governatore della Bce non sa più cosa inventarsi per vedere un lumicino di inflazione, sperando che sia il primo venticello di una ripresa attesa inutilmente ormai da sette anni. Ma la svalutazione cinese fa saltare via qualsiasi speranza di inflazione, condannando la zona euro all'ennesimo periodo di deflazione e di non crescita. 

Infatti, con la svalutazione si abbasseranno i prezzi dei tantissimi prodotti cinesi venduti in Europa: ma l'abbassamento dei prezzi vuol dire proprio il contrario di inflazione. Abbassamento dei prezzi vuol dire pure meno Pil e rapporto debito/Pil che continua a salire, nonostante tutti gli (inutili) sforzi dei governi. E ripeto la domanda: perché mai la Cina avrebbe dovuto subire la svalutazione dell'euro senza reagire? Ci voleva così tanta fantasia a pensare che prima o poi avrebbe reagito in tal senso?

Ma la questione non finisce qui e i risvolti mi paiono davvero brutti. Infatti, la telenovela greca non è ancora finita, con Atene che va a nuove elezioni (dopo le recenti e poi il referendum contro l'austerità), segno di uno sbandamento della politica che non sa più che pesci prendere per uscire dalla crisi e non irritare troppo la popolazione. Quindi tensioni politiche che si aggiungono a pesanti questioni finanziarie. Un altro tema caldo e imprevisto è il crollo del petrolio, causato indirettamente dalla svalutazione cinese (con dollaro caro, probabilmente ne compreranno di meno, in un momento in cui le scorte sono ai massimi) e ci vuol poco che la continua discesa prenda la piega di un precipizio al di là delle previsioni, poiché se tutti si mettono a vendere non ci sarà alcuna banca centrale a intervenire (è una materia prima, non una moneta) e un brusco crollo del prezzo rischia di mandare a gambe all'aria alcuni colossi americani del settore.


COMMENTI
28/08/2015 - Ue per uscire dal cul de sac deve reflazionare (Carlo Cerofolini)

Per cercare di uscire dal cul de sac in cui si trova l’Ue e tanto per incominciare, non è che da subito si potrebbe puntare con forza (l’Italia si dia una mossa) sul rispetto delle regole che si è data l’Ue stessa e che fissano al 6% il surplus nel triennio della bilancia dei pagamenti delle varie nazioni, mentre da anni questo limite è tranquillamente e impunemente superato da Germania (7%), Olanda (10,9%), Svezia (6,8%) e Danimarca (6,3%)? Infatti se questo limite fosse rispettato, costringerebbe dette Nazioni a reflazionare cioè a distribuire centinaia di miliardi (stipendi & C.) in favore dei loro cittadini che così - potendo spendere questi denari - farebbero ripartire alla grande l’economia dell’intera eurozona. In caso contrario perché continuare a stare a bordo dell’espresso di Babele eurolandico (copyright M. Thatcher) destinato a deragliare rovinosamente?