BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

CRISI CINA/ Campiglio: Italia, un altro 2008 dipende dalla Germania

Infophoto Infophoto

Il rimbalzo va preso con cautela, perché può essere guidato da aspettative di diverso tipo. In primo luogo dal fatto che l’effetto panico, che si è trasmesso a tutto il mondo, ha fatto cadere le quotazioni azionarie e quindi in questo momento ci sono titoli che potrebbero diventare interessanti da acquistare.

 

La crisi finanziaria si trasmetterà all’economia reale?

Senz’altro si trasmetterà all’economia reale della Cina. Va del resto notato che la crisi nasce da un lieve intervento sul tasso di cambio cinese, pari all’1,9%, che è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Lo squilibrio che già covava da tempo a quel punto è scoppiato. Gli effetti dello sgonfiamento della Borsa di Shangai andranno a scaricarsi inevitabilmente anche sui Paesi che hanno forti rapporti di scambio con la Cina, tra i quali c’è anche la Germania.

 

Il legame tra Cina e Germania si può tradurre in un’ulteriore crisi europea?

È questo il vero rischio per l’Italia: un rallentamento della crescita di Pechino che a seguito di questa crisi finanziaria rimbalzi sulle esportazioni tedesche in Cina. L’Italia ha un ridotto volume di scambi con Pechino, ma noi siamo elevati fornitori di macchinari e prodotti intermedi alla Germania che a sua volta esporta in Cina.

 

Da che cosa dipenderà il fatto che la crisi si propaghi o meno alla Germania, e quindi anche all’Italia?

La crisi è avvenuta nel momento in cui il governo cinese stava pensando di bilanciare la corsa all’esportazione con una maggiore domanda interna. Uno “sbilanciamento” che vale in particolare per la Germania, che ormai è troppo esposta sui mercati esteri. È questo il problema chiave di Berlino e non solo.

 

La Germania correggerà questo sbilanciamento della sua economia?

Per la situazione che si è creata, se i tedeschi decidessero di non crearsi una sorta di cintura di protezione sostenendo la domanda interna, ciò creerà problemi per tutta l’Europa. Per evitare ciò basterebbe che una parte dell’enorme avanzo di partite correnti, di cui la Germania ha beneficiato in questi anni, fosse destinata all’economia interna sotto forma di investimenti massicci.

 

(Pietro Vernizzi)

© Riproduzione Riservata.