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SPY FINANZA/ Dalla Svizzera una "mazzata" ai no euro

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Ma c’è di più, sempre dall’ultimo bollettino trimestrale scopriamo che gli assets totali della Snb sono cresciuti a 577 miliardi al 31 marzo scorso dai 561 di fine 2014, con ben 350 di essi registrati come investimenti in valuta estera. Bene, il 17% di questi, pari a 91 miliardi di franchi o 94 miliardi di euro, erano in titoli azionari esteri, ovvero il 15% del Pil svizzero è in equities e iscritto a bilancio della Banca centrale più sovranista che c’è! Ecco la lista dei titoli azionari maggiormente detenuti (nel primo grafico a fondo pagina) e come vedete sono in gran parte blue-chips statunitensi!

E pensate che sia l’unica Banca centrale a farlo? Che dire della Fed di New York, operatrice diretta sul mercato (attraverso Citadel) per almeno un decennio e con un’esposizione equity da centina di miliardi di dollari sia a bilancio che attraverso veicoli off-balance, garantiti sempre da Citadel? D’altronde, qual è l’unico scopo di Fed, Snb e le altre Banche centrali se non quello di creare reflazione per il mondo attraverso l’aumento dei corsi azionari rialzisti? E la Snb, sovranissima, fa di più, visto che rende noto trimestralmente quali azioni compra e detiene, di fatto garantendo un piggybacking a potenziali investitori che vedono nell’acquisto di titoli detenuti da una Banca centrale un trading a rischio zero, esattamente come i bond italiani e spagnoli finché Draghi stampa e compra. Si chiama MANIPOLAZIONE e qualcosa può sempre andare storto, come ci dimostrano le perdite record in cui è incorsa la Snb.

C’è però il rovescio della medaglia e questo introduce la discussione sulla seconda castroneria, quella del libero mercato e del capitalismo come male assoluto. Ovvero, se passerà da “teoria del complotto” a “complotto svelato” il fatto che le Banche centrali operino direttamente sul mercato, comprando titoli, come reagirà il residuo di libero mercato esistente alla constatazione che il valore “reale” dell’indice Standard&Poor’s è null’altro che la funzione diretta di quante volte il trading desk della Fed di New York schiaccia il tasto “buy” dal palazzo al 33 di Liberty Street?

Eh già, perché alla faccia del liberismo e del turbo-capitalismo selvaggio, il mercato non solo è drogato di denaro a costo zero per comprare titoli (soprattutto ricomprare i propri, come ci mostrano i dati record dei buybacks Usa per abbassare il flottante, tenere alto il prezzo e, soprattutto, pagare dividendi agli azionisti e bonus ai dirigenti), ma vede le Banche centrali non solo operative sul mercato, nella fattispecie comprando futures dello S&P’s 500, ma addirittura pagate e incentivate per farlo! Non è una mia fantasia complottista, è un programma che si chiama Cbip, ovvero Central Bank Incentive Program ed è operativo su piattaforme di trading come il Cme, come ci mostra la nota di presentazione a fondo pagina.

Capito ora perché la grande correzione non è ancora arrivata, tranne che in Cina e perché i cali sono contenuti e gli indici sfondano sempre nuovi record, nonostante gli Usa scontino dati macro da recessione e l’Europa sia nel pantano totale? Perché ci sono gli acquirenti di ultima istanza, c’è il “plunge protection team” globale che sostiene i corsi! Il Cbip permette ai cosiddetti “Partecipanti qualificati” di ricevere delle commissioni per il proprio trading di prodotti del Cme Group, attraverso conti che possono essere sia registrati a nome del partecipante o separati e gestiti da una terza parte per conto dello stesso.

 

 



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