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FINANZA/ Ecco le "riforme strategiche" nella manica di Renzi

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Ma una responsabilità pesante ricade anche sulle imprese private chiamate “a uno sforzo eccezionale, investendo risorse proprie, aprendosi alle opportunità di crescita, adeguando la struttura societaria e i modelli organizzativi, puntando sull’innovazione” (ancora parole del governatore). Ciò riguarda soprattutto le aziende maggiori che hanno continuato un processo di dimissioni e di abbandono dell’Italia, vendendo al miglior offerente e trasformando gli utili produttivi in rendite finanziarie. Non si tratta certo di bloccare la loro internazionalizzazione, né di introdurre un protezionismo nazionalistico, però è inutile negare che in giro per il mondo si ha la netta sensazione di un’Italia in svendita. Il sindacato che rappresenta il capitale, cioè la Confindustria, che cosa ha fatto per impedirlo? Il presidente Giorgio Squinzi ha attaccato i sindacati che rappresentano il lavoro, accusandoli di ostacolare la crescita; ha ragione, però dovrebbe liberarsi anche della zavorra in casa propria.

Peggio ancora dell’industria di trasformazione, si trovano i servizi (anch’essi associati alla Confindustria) che oggi rappresentano la quota principale del prodotto lordo. Il grande gap tra l’Italia e gli altri paesi europei non è tanto nella manifattura che, anzi, è riuscita a tenere botta, ma soprattutto nello stato disastroso del terziario. Noi esportiamo prodotti più e meglio della Francia (e se ci fossero quelle condizioni favorevoli invocate da Bankitalia faremmo ancora di più), certo non sono alla stessa altezza i treni, le stazioni, gli aerei, gli aeroporti, le autostrade, la telefonia, l’energia elettrica e quant’altro.

L’Enel ha troppi debiti, deve cedere le attività estere e fornire elettricità a prezzi competitivi (oggi sono scandalosamente più alti della media europea). Anche la Finmeccanica vende, ma è difficile capire quale sarà il suo core business. L’Eni che ha puntato tutto sul gas russo è in cerca di una nuova strategia. L’Aeroporto di Roma è nelle condizioni che abbiamo visto nei mesi scorsi. Alla società Autostrade è stata concessa una scala mobile delle tariffe alla quale non corrisponde finora un adeguato tasso d’investimento. Cosa farà Telecom Italia, nelle mani di Vincent Bolloré, non lo sa nessuno, nemmeno gli azionisti di riferimento.

Il governo ha una leva fondamentale perché si tratta di attività affidate in concessione ad aziende private o a partecipazione statale molte delle quali oggi si trovano in una chiara difficoltà strategica. E qui Renzi dovrà mandare un segnale chiaro e forte. Settembre sarà un mese chiave non solo e non tanto per la riforma del Senato: ben altre riforme sono in lista d’attesa e il loro impatto sulla vita degli italiani è infinitamente più importante.



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COMMENTI
30/08/2015 - Siamo su scherzi a parte? (Carlo Cerofolini)

A settembre Renzi dovrà mandare un segnale chiaro e forte? Ma non è che siamo su scherzi a parte?

 
30/08/2015 - Se ci sei batti un colpo! (Pietro Sita)

...e qui Renzi dovrà mandare un segnale forte e chiaro. Buona come gag. Un campione di incompetenza che ha formato un governo di incompetenti capaci solo di collezionare gaffe a ripetizione, bugiardi e inconcludenti di segnali ne ha già inviati anche troppi. Gli spetta di diritto il titolo ad honorem di Barone di Münchhausen!! Tratto da Wikipedia: È il personaggio a cui si è ispirato Rudolf Erich Raspe per il protagonista del romanzo Le avventure del barone di Münchhausen. Il vero Barone era infatti divenuto famoso per i suoi inverosimili racconti: tra questi, un viaggio sulla Luna, un viaggio a cavallo di una palla di cannone ed il suo uscire incolume dalle sabbie mobili tirandosi fuori per i propri capelli. Gli allocchi aspettano la ripresa... mo' ve passa 'u tiempo!! P.S: a proposito qualcuno ha notizia del fantasmagorico piano di rilancio dell'economia a livello europeo promesso dal barone di Münchhausen Renzi e da Juncker (sì, proprio lui Junker il coordinatore delle politiche di evasione fiscale studiate in Lussenburgo per le multinazionali)? Come dite? non pervenute? Ma sì, dai, quel rilancio con 21 miliardi di Euro che con la miracolosa moltiplicazione dei pani e dei pesci dovevano diventare 320 miliardi che avrebbero prodotto uno sfavillante aumento del PIL per tutti! Niente? ma va, e pensare che ero così fiducioso... non è che sono un allocco? Pensare che credevo di essere un gufo... mah saluti a tutti e AD MAIORA!! (magari i miliardi diventano 500!)