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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Il (vero) rischio che viene dalla Cina

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È successa la stessa cosa negli Stati Uniti e in Europa nel 2008/2009. Ora, il timore è che la bolla del mercato azionario cinese si riversi sull'economia reale, come abbiamo già visto. Quando i prezzi delle azioni scendono, il valore dei capitali diminuisce, soprattutto per la classe media, e questo porta a un calo del potere d'acquisto e quindi della domanda interna. È quello che è successo in Cina. E se succede in Cina, in un mercato emergente e di dimensioni molto vaste, mette a repentaglio l'intera economia mondiale perché molte imprese occidentali realizzano importanti fatturati in Cina e nei mercati emergenti. 

Per ovviare a questa situazione la Banca Popolare cinese ha svalutato in tre volte, una decina di giorni fa, lo yuan, per un totale del 5%. L'obiettivo era quello di sostenere l'economia, quindi limitare gli effetti dello scoppio della bolla azionaria sull'economia reale, sostenendo le esportazioni. La banca centrale cinese ha cercato di bilanciare la minore domanda interna (diminuita per via della mancanza di capitali a seguito della bolla) con un incremento delle vendite all'estero. Questo ha creato tensioni a livello internazionale, perché una svalutazione competitiva altera in modo unilaterale gli equilibri sui mercati globali e di fatto probabilmente non basta a risolvere il problema della diminuzione di domanda interna. Questo ci fa capire che la crisi non sarà solo cinese, ma globale, proprio mentre il mondo occidentale sta riemergendo dalla crisi che data dal 2008. 

È dunque una situazione simile a quella che abbiamo già vissuto e che ci ha insegnato comunque qualcosa. Da un lato urge un controllo sui mercati finanziari globali: non serve adottare misure contro la speculazione in Europa se lo stesso non avviene in Cina. I mercati sono globali e la risposta deve essere globale. Inoltre, è fondamentale la politica della banca centrale: infatti politiche monetarie espansive consentono di limitati gli effetti sull'economia reale e di uscire prima dalla crisi. È il Quantitative easing adottato da subito dalla Fed e nel 2015 anche dalla Bce. Si tratta di un'iniezione di massa monetaria, di liquidità insomma, che fa leva sulla domanda interna con politiche monetarie espansive e non su quella esterna su cui agisce la svalutazione. Questo consente alla banche di rispondere alla richiesta di finanziamento da parte delle imprese e delle persone, che sono invece messe alle strette prima dalla riduzione dei capitali (per effetto della crisi delle borse) e poi per la mancanza di ordine (per effetto della minore domanda interna).

Resta da capire se la banca centrale cinese lo farà e agirà in modo concertato con le principali banche centrali e istituzioni monetarie internazionali. È questa la nuova partita che stiamo giocando, quando non è ancora terminata quella relativa al salvataggio della Grecia.

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COMMENTI
30/08/2015 - Uno sforzo ulteriore (Giuseppe Crippa)

Apprezzo lo sforzo del prof. Martini di spiegare in termini semplici le dinamiche economiche che muovono i mercati azionari. Credo però che, volendo, possa fare ancora di più. Per esempio, nell'articolo il termine speculazione borsistica non è stato minimamente chiarito. E’ speculare comprare titoli senza avere soldi per pagarli e rivenderli a prezzo più alto prima della scadenza del debito contratto per l’acquisto? O vendere titoli con consegna differita senza possederli acquistandoli a prezzo più basso prima della consegna materiale?