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SPY FINANZA/ Il (vero) rischio che viene dalla Cina

Pubblicazione:domenica 30 agosto 2015

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In questi giorni si sono verificate delle forti turbolenze sui mercati azionari mondiali, in particolare in quelli asiatici. La borsa di Shanghai ha perso in un solo giorno quasi il 9%, Milano quasi il 6%. Nei giorni successivi le borse europee e statunitensi hanno recuperato le perdite, che sono invece continuate nei mercati azionari asiatici, in particolare in Cina. È un timore diffuso che questa ennesima crisi azionaria possa nuovamente scatenare una depressione, una recrudescenza della crisi da cui Usa e Ue stanno lentamente riprendendosi dopo sette anni di guai. 

Cerchiamo di comprendere innanzitutto cosa sta succedendo. La crisi attuale è principalmente dei mercati asiatici. La ragione è lo scoppio della bolla attualmente esistente nel mercato azionario cinese. Da tempo economisti e istituzioni economiche mondiali sottolineavano che i prezzi delle azioni delle società quotate alla Borsa di Shanghai erano cresciuti troppo. Un po' come è successo nel 2008 e 2009 negli Stati Uniti e in Europa.

Per capire come si è formata questa bolla azionaria occorre innanzitutto sottolineare che l'economia cinese è particolare e forse noi occidentali non riusciamo a comprenderla fino in fondo. Perché la Cina è politicamente un Paese comunista, non democratico, ma economicamente è una società dove esiste la proprietà privata, dove l'economia è basata sul capitalismo. Quando pensiamo a un Paese comunista, specialmente in Occidente, immaginiamo i Paesi dell'ex blocco sovietico (Urss, Ucraina, Germania est, ecc.) in cui non esisteva la proprietà privata. In Cina abbiamo invece un sistema misto: una dittatura politica e un liberismo economico. Questo comporta che ovviamente chi ha un patrimonio a disposizione (essendoci la proprietà privata si sono diffusi sempre più individui con notevoli ricchezze a disposizione e si è anche formata un consistente classe media) sia alla ricerca del modo migliore per farlo rendere, anche investendo in azioni. 

Dal momento che la popolazione cinese è immensa, soprattutto nelle città si è addensata negli ultimi decenni una quota sempre maggiore della popolazione che ha formato la classe media e che, dotata di capitale, ha iniziato a investirlo. In particolare, si è diffusa una notevole tendenza a investire soprattutto in imprese high-tech, particolarmente popolari in Cina. La conseguenza è una forte crescita dei valori delle azioni in borsa, spinte da una domanda crescente (una regola semplice dell'economia, se la domanda cresce i prezzi salgono, se l'offerta non cresce anch'essa). 

La crescita è stata eccessiva, proprio come in Occidente negli anni 2000, vale a dire ben oltre il valore reale delle società quotate. Questo significa che aziende con un valore effettivo, ad esempio di 10 milioni di euro, avevano, prima delle perdite registrate negli scorsi giorni, un valore in borsa di 20 milioni di euro. La bolla scoppia perché a un certo punto gli investitori (e i cosiddetti speculatori in particolare, ossia chi opera in borsa in modo professionale e per massimizzare all'estremo i rendimenti senza tener conto delle conseguenze sociali) pensano che più di così le loro azioni non potranno salire e cominciano a vendere: così si avvia un processo rapido di vendita delle azioni, una fuga, che porta al crollo dei prezzi. 


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COMMENTI
30/08/2015 - Uno sforzo ulteriore (Giuseppe Crippa)

Apprezzo lo sforzo del prof. Martini di spiegare in termini semplici le dinamiche economiche che muovono i mercati azionari. Credo però che, volendo, possa fare ancora di più. Per esempio, nell'articolo il termine speculazione borsistica non è stato minimamente chiarito. E’ speculare comprare titoli senza avere soldi per pagarli e rivenderli a prezzo più alto prima della scadenza del debito contratto per l’acquisto? O vendere titoli con consegna differita senza possederli acquistandoli a prezzo più basso prima della consegna materiale?