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Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ Germania, la "guerra interna" che decide la ripresa dell'Italia

L’export italiano rischia di subire un contraccolpo dalla crisi internazionale. Per questo Roma dovrebbe fare pressioni sulla Germania. CARLO PELANDA ci spiega in che modo

Angela Merkel (Infophoto)Angela Merkel (Infophoto)

La turbolenza globale crea un rischio per l’export italiano. Questo contribuisce per più del 30%, direttamente e indirettamente, alla formazione del Pil e un suo calo in fase di ripresa lenta del mercato interno potrebbe generarne l’interruzione, con impatto pesantissimo. Ma come potrebbe l’Italia difendere i suoi interessi a livello mondiale? Un mezzo c’è.

La Germania, in cui l’export contribuisce per più del 50%, direttamente e, soprattutto, indirettamente alla formazione del Pil, e l’Italia sono ugualmente vulnerabili a crisi dell’export e hanno l’interesse comune e prioritario a prevenirle. Agendo sul G-20? Non ha vere capacità di governance globale. Sul G-7, allora? Questo ha più capacità di coordinamento tra Banche centrali e governi partecipanti e include sia un’altra nazione maxiesportatrice quale il Giappone, peraltro in recessione, e la maggiore locomotiva, al momento l’unica trainante, della domanda globale, cioè l’America.

In questa sede potrebbero essere decise due azioni. La prima, con effetti di medio-lungo termine, riguarda l’accelerazione dei trattati, ora in negoziazione, per la formazione di un mercato integrato tra Ue e Usa (Ttip) e un altro tra Usa e 10 nazioni nell’area del Pacifico (Tpp), possibilmente collegati. Una così vasta area di libero scambio darebbe a tutti più volumi di export. La seconda riguarda interventi immediati per sostenere la domanda globale priva del traino della locomotiva cinese. Solo le Banche centrali possono farli.

Quella americana, sotto pressione perché un suo errore farebbe saltare il globo, alzerà il costo del denaro, ma pochissimo (0,25%) e lasciandolo invariato a lungo. Tale scelta manterrà in tiro la locomotiva americana, eviterà sconquassi globali, ma non alzerà il dollaro come servirebbe agli esportatori europei e asiatici in difficoltà. Pertanto, con la Cina in panne a lungo, la domanda globale avrà bisogno del traino della locomotiva europea, ferma da anni. Per riaccenderla velocemente, data la lentezza riformatrice dei governi, serve che la Bce aumenti ancora di più lo stimolo monetario per forzare la crescita interna dell’Eurozona affinché questa assorba più esportazioni e gli esportatori importino più merci eurodenominate.


COMMENTI
31/08/2015 - TTPI e TTP sono truffe! (Pietro Sita)

Gli unici a guadagnare mercati sono le grandi multinazionali americane che tratterebbero gli stati come loro colonie. L'america, oggi è l'impero del caos è una piovra la cui testa è Goldman Sachs. Stanno destabilizzando il mondo per tenerlo sotto il loro tallone. Il PD è oggi il fiancheggiatore degli YANKEE e la quinta colonna è stata l'ala migliorista del PCI (il più importante era ed è Napolitano). Non è un caso che Napolitano spingesse per l'intervento in Libia. Gli Yankee hanno già fatto fin troppi danni nel mondo è ora che tornino a casa loro! Come ai tempi del Vietnam sempre e comunque YANKEE GO HOME and STAY HOME! Leggo gli articoli di Pelanda e negli anni mi sono fatto l'idea che Pelanda stia all'economia come il caffe di cicoria (quello che facevano gli Italiani durante la guerra) sta al caffè arabica!

 
31/08/2015 - Illusioni e scemenze (Moeller Martin)

e trattative per il TTIP sono completamente arenate. Gli USA non accetteranno mai un trattato con condizioni oneste di reciprocità perché la loro economia non può competere con quella europea che è notevolmente più forte sia in termini qualitativi, di offerta che di efficienza. l'Europa non accetterà mai di degenerare a livello americano abbandonando 30 anni di politiche ambientali e di qualità e sicurezza a tutela del consumatore oltre ad un sistema giuridico serio. Anche se la commissione tentasse un colpo di mano come in casi recenti, il trattato sarebbe nullo se non ratificato dai parlamenti nazionali. Riguardo le altre aree, Asia e Sud America in primo, sono in via di definizione trattati con l'Europa nel suo insieme o in forma bilaterale con la Germania (cosa pensate sia andata a fare la Merkel in Brasile l'altra settimana?). Ma veramente ridicola è la pretesa di 'premere su Berlino'. A che titolo Roma può premere ma sopratutto quanto è seria la richiesta ai tedeschi di darsi una zappata sui piedi per favorire le esportazioni italiane? Non faranno nulla di tutto questo. Se vi sarà una flessione che interessa in modo significativo il loro sistema economico/sociale interverranno in supporto attingendo al loro saldo positivo del 2015. Ma sappiamo che le crisi colpiscono in primo luogo le economie deboli e quindi aspettiamoci colassi dei nuovi paesi emergenti e dei Brics e non dei tedeschi.

 
31/08/2015 - Ma refalzionare no? (Carlo Cerofolini)

Oltre e in attesa dell’intervento della Bce non è che sarebbe opportuno puntare con forza anche sul rispetto delle regole che si è data l’Ue stessa e che fissano al 6% il surplus nel triennio della bilancia dei pagamenti delle varie nazioni, mentre da anni questo limite è tranquillamente e impunemente superato da Germania (7%), Olanda (10,9%), Svezia (6,8%) e Danimarca (6,3%)? Infatti se questo limite fosse rispettato, costringerebbe dette Nazioni a reflazionare cioè a distribuire centinaia di miliardi (stipendi & C.) in favore dei loro cittadini che così - potendo spendere questi denari - farebbero ripartire alla grande l’economia dell’intera eurozona. Perché allora l’Italia non si impunta su questo?