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FINANZA/ La verità (e gli errori) sulla "tempesta cinese"

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La Cina ha un tasso di sviluppo del Pil stimato, per il 2015, del 7% circa (stime più affidabili lo pongono sul 5%), ma oltre tre quarti della crescita si forma al Nord e al Centro, dato che le Province industriali del Sud crescono attorno all’1% l’anno. Anche a ragione di investimenti errati, che ho analizzato altrove. Ciò sta causando tensioni politiche fortissime all’interno del Paese. Esse si aggiungono a quelle etniche e religiose. Cosa implica tutto ciò per il resto del mondo?

Nell’ultimo quarto di secolo si è pensato, molto superficialmente che la Cina sarebbe stato il motore dell’intera economia mondiale, con particolare effetto sull’Africa e sull’America Latina- Poco si è riflettuto sul fatto che il Pil dell’Unione europea è quasi il doppio di quello cinese e in termini di Pil pro-capite il Celeste Impero è ottantaseiesimo su scala mondiale (quindi, abbastanza in fondo alla classifica). Sarebbe comunque stato un motore a scartamento ridotto. In aggiunta, nell’attuale contesto internazionale, simultaneamente quasi con la riduzione della crescita cinese, c’è stato un forte aumento (ben superiore alla aspettative) di quella americana. Nel complesso, a livello mondiale, i contraccolpi saranno meno acuti di quanto viene scritto in questi giorni.

Alcune aree e settori dovranno adattarsi alla nuova situazione. In Europa, l’industria tedesca delle macchine utensili e quella italiana del lusso (nonché quella francese dei vini pregiati) devono correre alla ricerca di nuovi mercati. Più complicata la situazione di quei rami in cui la Cina ha operato (spesso tramite joint venture con aziende europee o americane di lunga esperienza) per l’estrazione o la raffinazione di materie prime. È il caso della BHP Billiton che opera da anni con partner cinesi nello sfruttamento di ferro in Australia, rame in Cile e oli minerali nei Caraibi (Trinidad). Si trova, quasi da un giorno all’altro, senza il maggior cliente e (quasi) senza il socio di riferimento. Ci sono numerosi casi analoghi: mega imprese come la brasiliana Vale e la giapponese Simitomo..

In breve, la Cina non è così vicina come molti pensavano, ma il suo aggiustamento incide principalmente su alcune aree e settori non sull’intera economia mondiale.

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