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SPY FINANZA/ I rischi e le guerre legate all'oro nero

Pubblicazione:lunedì 31 agosto 2015

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La Cina infatti ha creato due siti aggiuntivi di stoccaggio capaci di contenere 50 milioni di barili nella seconda metà di quest'anno e tra gennaio e luglio Pechino ha comprato più di 500mila barili al giorno, un netto surplus rispetto alle sue reali esigenze, stando a dati di Bloomberg. Oltretutto, con la domanda di benzina che il mese scorso è salita del 17%, il tasso di aumento mensile più alto dell'anno. Insomma, le pressioni sui prezzi sarebbero più finanziarie che fisiche. Un altro indicatore è quello che ci mostra il primo grafico a fondo pagina, ovvero il gap tra il contratto sul Brent a inizio mese e i futures per spedizione a 12 mesi che è sceso dagli 11 dollari di gennaio ai 6 della scorsa settimana, stando a dati dell'Ice. 

Cosa significa? Che il surplus di offerta oggi è meno grande di quanto non fosse a inizio anno, quindi è in corso una stabilizzazione delle dinamiche di mercato. Inoltre, il secondo grafico ci mostra come lo spread tra il Brent e Dubai, il benchmark per l'area asiatica, è il più da molti anni, segnale di una continua forza nella domanda asiatica verso l'offerta medio-orientale. Infine, il fatto che il Messico abbia terminato il suo programma di hedging, garantisce un sollievo al mercato e quindi alle pressioni finanziarie sui prezzi. 

Attenti alle dinamiche del petrolio, contano molto più dei tonfi e dei rimbalzi da gatto morto della Borsa cinese. E sono alla radice dei conflitti. 

 

(2- fine)

 

 



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