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EXOR/ PartnerRe, la strategia di Elkann e "l'uomo solo al comando" di Fca

Dopo una lunga corte, fatta di offerte e controfferte, Exor è riuscita a battere la concorrenza di Axis e ad aggiudicarsi PartnerRe. Il commento di SERGIO LUCIANO

John Elkann (Infophoto) John Elkann (Infophoto)

Dio mio, ma allora, se spendono 6 miliardi e passa di dollari per comprarsi una società americana di riassicurazioni, gli Agnelli non credono più nella Fca? Domanda mal posta. Da quando al vertice del gruppo Agnelli siede John Elkann, il nipote dell’Avvocato, per la famiglia torinese non è più questione di “crederci” o “non crederci”. Elkann ha la mentalità glaciale dell’analista finanziario che pensa solo a ottimizzare la qualità del proprio portafoglio di investimenti. E accanto al business dell’auto, che certamente non è e non è mai stato né tra i più redditizi, né tra i più sicuri che possano attrarre l’attenzione di un investitore, ha ritenuto di dover affiancare sempre attività molto diverse, di natura sostanzialmente più stabile e meno ciclica.

È vero: che Exor abbia investito tanti soldi nell’acquisizione di Partner Re può sorprendere, anche perché la finanziaria ha, sì, in cassa circa 4 miliardi ricavati dalle cessioni di Sgs e Cushman & Wakefield; ma comunque per altri versi s’indebiterà. Però ha avuto la fila degli investitori disposti a finanziarla, perché si fidano. La vera domanda è dunque un’altra: qualora lo sviluppo della Fiat dovesse richiedere nuovi capitali, la Exor troverebbe le ulteriori risorse necessarie a sborsare la sua parte?

Ma anche qui, a ben guardare la costruzione gelida ma saggia che ha voluto dare al gruppo Elkann, la risposta c’è. Poniamo che il piano architettato da Marchionne per la nuova fase di sviluppo di Fca vada in porto e che quindi, di qui a un anno o due, Fca si fonda con la General Motors: probabilmente l’azionista Exor si diluirebbe molto nel capitale della nuova entità aggregata. Appunto, il che significa che la holding Fca, residente in una piazza finanziaria (Amsterdam) che consente al suo socio di riferimento Exor, forte del 30,2% del capitale, di votare come se possedesse il 42% grazie al marchingegno del voto multiplo, potrebbe ritrovarsi con la Exor stessa scesa al 20% del totale dei voti: cioè, sempre saldamente in sella nel ruolo di primo azionista, avendo conservato il valore e la redditività del proprio investimento e demoltiplicato il rischio. Ottimo, in tutti i casi, per i veri interessi degli Agnelli.

Il punto da capire, una volta per tutte, è che il principio della conservazione della maggioranza del capitale in un gruppo globale automobilistico non è più perseguito da Elkann e dalla sua famiglia. E hanno ragione. Gli interessa un ruolo-guida, questo sì. Ma che sia garantito dal 30% o dal 20% cambia poco o nulla. Ecco perché la diversificazione finanziaria di PartnerRe “ci sta”.